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19. 01. 2022 02:57

Più vaccini, meno spettacolo: Milano, l’insegnamento di 365 giorni fa

Esattamente un anno fa i vaccini anti-Covid diventavano una realtà anche in Italia: dopo 365 giorni i cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti

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Un anno fa oggi riempivamo osservavamo entusiasti i titoli dei giornali, i telegiornali e i profili social di virologi, medici e infermieri pronti a ricevere la prima dose di vaccino anti-Covid. La consegna in tutta Europa delle prime dosi di Pfizer e BioNTech sembrava una sfida logistica senza precedenti, per le imponenti misure di sicurezza messe in campo e per la necessità di conservare le fiale a una temperatura tra i 68 e i 70 gradi centigradi sotto zero.

Vaccini anti-Covid, cos’è cambiato 365 giorni dopo?

Un anno dopo possiamo senz’altro archiviare quelle ore anche sotto la voce di una accentuata spettacolarizzazione dell’evento, all’epoca orchestrata da Rocco Casalino, portavoce del governo presieduto da Giuseppe Conte. Erano i giorni dei camion in arrivo al Brennero, degli aerei cargo super fotografati a Pratica di Mare, dei rendering delle “primule” che non abbiamo mai visto nelle piazze delle nostre città. Insomma, erano i giorni della speranza, cavalcata per mettere in ombra i buchi della tenuta di un esecutivo che di lì a poche settimane sarebbe caduto.

vaccini
Hub vaccinale del Palazzo delle Scintille

Con la stessa speranza di allora guardiamo al futuro con un briciolo in più di consapevolezza sulla validità dei vaccini (i numeri della pandemia non mentono) e con maggiore fiducia nelle istituzioni che dalla primavera in poi hanno fatto marciare la campagna vaccinale su cifre senza precedenti nella storia del Paese, invidiate da mezzo mondo.

Sono giorni profondamente diversi da un anno fa. Siamo reduci da pranzi e cene con famiglie e amici, da shopping senza pensieri, da ritrovi in bar e ristoranti per i brindisi pre-natalizi. Tutto ovviamente condito da quella prudenza che non possiamo certo abbandonare oggi dopo tutti gli sforzi compiuti in quasi due anni di buio. Se oggi stiamo meglio di un anno fa lo dobbiamo a quel 27 dicembre, nella sua valenza più concreta della data più che al suo simbolismo smaccatamente cavalcato.

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