Gp di Monza: 90 anni senza paura

gp di monza

Se ci sono due regioni che possono testimoniare la passione italiana per i motori, sono certamente la Lombardia e l’Emilia Romagna. Quest’ultima è la patria della Ferrari, della Ducati, la culla di quella storia della periferia modenese che dal 1947 è parte del costume tricolore. Mentre Milano e la vicina Monza sono un’emanazione di una macchia rossa arrivata a prendere posto laddove l’amore per il rombo dei motori era già presente.

L’Autodromo nasce ben prima del Cavallino Rampante, negli anni ’20, voluto dall’Automobile Club Milano per festeggiare i primi 25 anni di storia. Oggi è una realtà che va al di là dell’evento principale dell’anno, il Gp di Monza. L’Autodromo vive tutti i fine settimana, ospita ogni tipo di corse, riempiendosi di tifosi che nell’attesa di veder passare la Rossa per antonomasia si cibano di un lungo antipasto per tutto il resto della stagione.

È lampante che tutti gli altri siano eventi collaterali, un contorno rispetto al piatto forte che anche quest’anno è il Gp di Monza dal 6 all’8 settembre. Negli anni tante volte si è andati a un passo dal rischiare l’esclusione dal calendario della Formula 1. La presenza nel Mondiale è stata minacciata dalle montagne di denari provenienti da altri Paesi che non hanno alle spalle la storia del Mugello, ma hanno possibilità crescenti, musica per le orecchie della FIA. Alcuni di questi circuiti, Bahrain o Baku, sono riusciti a strappare una presenza ma a fare spazio sono stati sempre altri.

Alla fine, come spesso accade all’Italia, un modo per salvarsi lo si è trovato. Sarebbe stata una beffa enorme pensare di non avere, nella patria della scuderia tutt’oggi più amata al mondo, un Gran Premio di casa. La risposta di pubblico nei tre giorni non ha mai subito depressioni, a testimonianza di una passione che anche gli anni più difficili non hanno intaccato.

Periodi come quello attuale ci sono già stati in passato. Un campionato del mondo piloti manca dal 2007, dal trionfo all’ultima gara di Kimi Raikkonen, ma quando Michael Schumacher infilò nel 2000 il primo dei cinque successi in fila sulla rossa l’alloro mancava dal 1979, un’assenza solo mitigata da tre titoli costruttori messi in bacheca nel mezzo. Eppure, nemmeno in quegli ’80 e ’90 così complicati, funestati dalla morte di Gilles Villeneuve nel 1982, la marea rossa ha fatto mancare il proprio sostegno.

La Lombardia dimostra in tanti modi di avere a buona ragione la nomea di feudo ferrarista e il territorio milano-monzese ne è capostipite. Basti pensare al fatto che nel solo capoluogo, in viale di Porta Vercellina e in via dei Missaglia, sono presenti due punti vendita del concessionario Rossocorsa, l’unico della Lombardia che si occupa di Ferrari. Un altro ancora è presente a Cinisello, ma si occupa di Maserati, il quarto e ultimo della regione è a San Zeno Naviglio (Brescia).

Altri due si trovano a Torino e Ceriale, in provincia di Savona. Sono ulteriori riferimenti di un marchio immarcescibile, un esempio di impresa prima ancora che di sport all’italiana. Il segno che la Ferrari vive, oltre Monza – che quest’anno fa cifra tonda con le sue 90 gare all’attivo – trovando poi nell’evento dell’Autodromo l’apoteosi annuale della propria passione.


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