elisabetta giriodi

La contessa che torna studente e fotografa i suoi peluche a New York. E che presto porterà le sue foto nella Milano in cui ha vissuto, con la mostra Stuffed Animals Abound. La storia di Elisabetta Giriodi è diversa da tutte le altre. Nata in una “bolla”, la famiglia nobile di Modena dove è cresciuta tra arazzi e oro, Elisabetta si è trasferita a New York per seguire le proprie passioni. E di Milano dice: «Dovessi tornare a vivere in pianta stabile in Italia, sarebbe la mia scelta».

 

Lei è di Modena, ma vivere a Milano è stato importante: che ruolo si è ritagliata questa città?
«Ci ho vissuto due anni ed è stato qui dove ho cominciato a conoscere la fotografia. Credo che, grazie anche al Milano Photofestival, in Italia ne sia la capitale».

Che cosa le è rimasto dell’esperienza del festival?
«Mi ha portato a conoscere differenti stili e ad amare questa passione sempre di più, tanto da farla diventare una professione».

New York è per eccellenza la città dei “self made men”, di chi si costruisce tutto dal nulla. Come vive questo aspetto, con il suo background da nobile?
«Quando ti trasferisci riparti da zero, al netto di quale persona fossi prima. Anche se vengo da una famiglia nobile, New York non è stata una città facile e ho avuto dei periodi molto difficili, come è normale in una grande metropoli».

Perché ha deciso di trasferirsi?
«Sono cresciuta in mura di cinta in pietra e cornici dorate: ho dovuto staccarmi da questa situazione e ottenere un coinvolgimento più profondo con me stessa e il mondo. Desideravo un’intimità che non fosse filtrata».

Il primo impatto con New York non si scorda mai: qual è stato il suo?
«È stato tutto merito della maratona, una delle esperienze più belle della mia vita».

La maratona?
«Sì. Ho avuto la possibilità di correrla e mentre correvo mi sono resa conto della bellezza della città. Il tifo della gente mi ha dato la forza di finirla in quasi cinque ore e tempo qualche mese mi sono detta: “Devo trasferirmi”».

Nella mostra Stuffed Animals Abound le sue foto ritraggono dei peluche in varie parti della città di New York. Perché proprio questa scelta?
«New York è una città straordinaria, ma i rapporti umani sono molte volte superficiali: la gente si incontra, esce, parla di niente e spesso torna a casa dimenticandosi persino con chi si è incontrata».

Ma perché i peluche?
«Perché a New York talvolta la cosa più importante è come appari e non come sei ed è per questo motivo che paragono parte di queste persone a dei peluche: nella Mela c’è sempre qualcuno di superficiale che rappresenta uno di loro».

Quali parti della città ha scelto e perché?
«Ho scelto i quartieri in cui mi capita di camminare di più e che amo particolarmente. Uno dei luoghi più importanti è Bryant Park, vicino al quale c’è la scuola di fotografia che sto frequentando, la International Center of Photography».

Ha appena iniziato, proprio all’International Center of Photography, il percorso che la porterà a diventare fotografa professionista: che obiettivi ha per il futuro?
«Se sei bravo qui vai avanti, se non lo sei, no. È una sfida: New York ti fa crescere in fretta e ti fa diventare quello che vuoi».

Pensa di tornare in Italia?
«Sono concentrata sulla mia crescita a New York ora, ma se dovessi tornare Milano sarebbe la mia scelta».

—-

2015
L’anno in cui Elisabetta Giriodi si è trasferita a New York.

Dicembre
Il mese in cui è prevista la mostra fotografica Stuffed Animals Abound a Milano, con ogni probabilità in zona Brera. Dopo, spiega Elisabetta, sarà il momento di Roma, dove la mostra è prevista presso Palazzo Ferraioli. Lo scorso luglio le foto dei suoi peluche a New York sono state esposte al Circolo degli artisti di Modena.

ICP
L’International Center of Photography (ICP) è una delle più importanti istituzioni mondiali dedicate alla fotografia e alla cultura visiva. Il suo quartier generale si trova a Midtown Manhattan.


www.mitomorrow.it