La firma che sblocca definitivamente il cantiere del P39, il cosiddetto Pirellino, è arrivata la scorsa settimana negli uffici di Coima. Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, si tratta del permesso di costruire, il titolo edilizio che segna formalmente l’avvio della fase operativa del progetto di restauro e che, allo stesso tempo, chiude un lungo percorso amministrativo e giudiziario iniziato nel 2019 con l’asta record da 193 milioni di euro aggiudicata alla società guidata da Manfredi Catella.
Pirellino, la vicenda
Da quel momento la vicenda ha assunto un rilievo centrale nel dibattito sull’urbanistica milanese, diventando uno dei casi più discussi degli ultimi anni. In una prima fase si è acceso il confronto sul Piano di governo del territorio e sulla quota di edilizia sociale da prevedere nell’intervento, uno scontro che si è poi concluso in sede di giustizia amministrativa con una decisione del Consiglio di Stato favorevole a Coima. Successivamente il progetto è entrato anche nel perimetro dell’inchiesta penale, con le accuse di induzione indebita che hanno contribuito a rallentare ulteriormente l’iter. Proprio su questo fronte si registra ora un passaggio rilevante, con la Procura che ha scelto di non presentare ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva già respinto la richiesta dei pubblici ministeri di applicare misure interdittive nei confronti dell’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e dello stesso Catella.

Pirellino, il progetto rivisto
Nel frattempo il progetto architettonico è stato profondamente rivisto rispetto alle ipotesi iniziali. È stata infatti accantonata la Torre Botanica progettata da Stefano Boeri, così come sono stati eliminati alcuni elementi più ambiziosi e iconici delle prime versioni, tra cui la cosiddetta “High Line” sopra via Melchiorre Gioia, che avrebbe dovuto richiamare modelli di riqualificazione urbana di stampo internazionale.
Pirellino oggi
Nella configurazione attuale, il P39 sarà oggetto di un intervento di restauro dell’edificio esistente e avrà una destinazione d’uso esclusivamente diretta agli uffici. Una scelta che si inserisce in un contesto di mercato particolarmente favorevole per questo segmento immobiliare nell’area, dove negli ultimi dieci anni i rendimenti sono cresciuti in modo significativo, fino a livelli che in alcune analisi arrivano a sfiorare incrementi rilevanti a doppia cifra. Il progetto riparte quindi dopo una lunga fase di attesa e rimodulazioni, con l’obiettivo di trasformare uno degli edifici simbolo della zona in un asset completamente rinnovato, ma con una visione più essenziale rispetto alle ambizioni iniziali.
