Oggi l’Arena di Santa Giulia domina ancora il paesaggio quasi in solitudine, come una moderna cattedrale nel deserto. Intorno alla struttura, però, il quartiere promesso è ancora lontano dall’essere completato: per vedere nascere davvero il nuovo pezzo di città bisognerà attendere almeno altri nove o dieci anni. Eppure quello di Santa Giulia è uno dei più ambiziosi progetti di rigenerazione urbana mai immaginati a Milano, con oltre un milione di metri quadrati di sviluppo tra residenze, uffici, servizi, spazi commerciali e aree verdi.
Santa Giulia, il progetto
La storia del progetto, tuttavia, è anche quella di un’infinita sequenza di ritardi, stop, passaggi di mano e ostacoli burocratici. L’idea originaria risale a più di trent’anni fa, ma il cantiere ha attraversato fasi alterne e lunghi periodi di paralisi. A rallentare ulteriormente il percorso è stata soprattutto l’inchiesta Montecity che, tra il 2009 e il 2015, ha di fatto congelato metà dell’area, bloccando interventi e investimenti e lasciando vaste porzioni del quartiere incompiute. Da allora Santa Giulia è diventata il simbolo di una trasformazione urbana tanto gigantesca quanto lenta, un progetto che procede a scatti e che ancora oggi appare lontano dal traguardo definitivo.

Santa Giulia, le indiscrezioni
Ad aumentare l’incertezza c’è ora anche la prospettiva di un nuovo cambio di proprietà (l’ennesimo nella lunga vicenda dell’area). Secondo alcune indiscrezioni riportate da Repubblica, infatti, il controllo del comparto, oggi nelle mani del colosso australiano Lendlease, potrebbe presto passare alla società immobiliare Bizzi & Partners. Un’operazione che, se confermata, aprirebbe un nuovo capitolo per Santa Giulia, rimettendo ancora una volta in discussione tempi, strategie e priorità di sviluppo.
La parte nord del progetto, quella che ruota attorno all’Arena olimpica dell’hockey costruita per i Giochi invernali e oggi ribattezzata Unipol Dome, dovrebbe diventare il cuore del nuovo quartiere. Qui sorgerà un’area a destinazione mista: abitazioni, servizi pubblici, negozi, uffici e spazi dedicati al tempo libero. Il piano prevede anche la realizzazione di un grande parco urbano di circa 260 mila metri quadrati, destinato a diventare il terzo più esteso di Milano, una sorta di polmone verde pensato per collegare le nuove costruzioni con il resto della città.
Santa Giulia, i nodi
Prima che tutto questo possa prendere forma, però, resta da affrontare uno dei nodi più complessi dell’intera operazione: la bonifica ambientale. I terreni su cui sorgerà il quartiere portano ancora i segni del passato industriale dell’area, occupata per decenni dagli stabilimenti chimici della Montedison e dalle Acciaierie Redaelli. La rimozione dei residui inquinanti richiederà almeno altri quattro anni di lavori, un passaggio indispensabile prima di poter avviare gran parte delle nuove costruzioni previste dal masterplan. Così, mentre l’Arena è già diventata un simbolo visibile della nuova Santa Giulia, tutto il resto del quartiere continua a esistere soprattutto sulla carta. E il rischio, dopo oltre tre decenni di rinvii e promesse, è che la grande trasformazione urbana proceda ancora a lungo con il passo lento che l’ha accompagnata fin dall’inizio.
