fiorella ciaboco
fiorella ciaboco

Il metro del sarto sempre al collo, la parlantina sciolta, i giudizi netti. Fiorella Ciaboco è un fiume in piena, per Mi-Tomorrow parla di sé, del mondo della moda, del suo lavoro di sarta che svolge con dedizione totale e del suo rapporto con Milano.

Ricorda la sua prima volta in città?
«E’ accaduto 18 o 19 anni fa».

Com’è andata?
«E’ stato bellissimo, mi sono subito innamorata».

Perché?
«Mi hanno colpito l’apertura mentale delle persone, il bel vestire della donne, il buon gusto, la funzionalità della città: la differenza con la provincia, dalla quale provenivo, era forte».

Cosa l’ha spinta a venire a Milano?
«Molte signore milanesi che venivano nel mio atelier di Jesi mi dicevano che i miei vestiti erano belli, sono venuta per gioco».

E’ stata anche una sfida?
«Certo, mi sono detta: buttiamoci».

La prima location?
«Nel salone di una parrucchiera in via del Pettirosso, zona Inganni: ho mostrato una mia collezione, sono arrivate le prime ordinazioni, ho iniziato a fare avanti indietro con le Marche».

Lo fa tuttora?
«Sì, ma allora venivo una volta al mese, adesso faccio quattro giorni giù e tre qui».

Non la intimoriva il confronto con i mostri sacri della moda come Armani, Missoni, Dolce&Gabbana?
«Loro fanno pret-a-porter io sartoria su misura, sono cose diverse. Comunque per rispondere alla domanda dico che non ho avuto paura, inoltre io già lavoravo per loro, facevo i prototipi, quelli che ora fanno in Cina».

Nessun complesso di inferiorità?
«Io taglio, disegno abiti per clienti, faccio la modellistica, tra i grandi ce ne sono alcuni che non sanno cucire, fanno i team manager».

E’ per questo motivo che non si è mai definita una stilista?
«Sono una sarta che è il più alto titolo per un artigiano poiché significa che sa disegnare un abito e lo sa confezionare, mentre lo stilista sa schizzare».

Chi sono stati i suoi riferimenti?
«Le sorelle Fontana sono state un modello per tutti, io andavo a vederle ad Albano Laziale, avevano uno stile unico. Mi dicevo: “Voglio essere come loro”. Poi ci sono altri grandi nomi come Luisa Beccaria e Raffaella Curiel».

Qualche sua cliente famosa?
«Brigitte Nielsen, Didi Leoni, una donna di gran classe».

Fa anche abiti per uomini?
«Ho iniziato 4 o 5 anni fa. Guardi, gli uomini ci tengono molto, sono più vezzosi che mai».

Perché la sarte sono sempre di meno?
«Manca la formazione, una volta si andava a bottega e si imparava lì, adesso ci sono le scuole di moda dove però non si fa laboratorio: il punto è che il mestiere lo si impara solo facendolo».

E’ cambiata anche la clientela?
«Il sarto fa cultura ma questa deve essere trasmessa dai genitori ai figli. Sta invece prevalendo il consumismo che spinge a comprare tre camicie alla volta».

Forse è anche un problema di prezzi.
«Certo se vai dai cinesi si spende meno. Se invece il confronto è con un abito di griffe che può costare 7.000 euro da un sarto si può trovare a 1.000-1.200 euro».

Il sarto deve sempre assecondare il cliente o può indirizzarlo?
«Io rispetto il cliente, se vedo che non ha un fisico adeguato per un certo tipo di abito lo aiuto a scegliere bene».

Cosa chiede la donna milanese?
«Abiti da lavoro: pantaloni e una giacchina Chanel».

E l’uomo?
«Vanno più sul classico».

Come bisognerà aggiornare il guardaroba di oggi?
«Stanno tornando gli anni ’80, spalline, paillets, diciamo lo stile circense».

Quest’anno è impegnata anche con il Fuorisalone: perché?
«Lo faccio da diversi anni, credo che si possa fare una partnership con il design anche se quest’anno l’ho fatta con i pittori».

Chi sono le nuove speranze della moda italiana?
«Non saprei proprio cosa dire, non vedo nessuno».

Da Sassoferrato a Melbourne
Il suo atelier ha base in corso Como

Fiorella Ciaboco è nata a Sassoferrato nel ’66 e, dopo gli studi alla scuola di modellistica di Perugia, ha creato un atelier prima a Jesi e poi a Milano in via de Cristoforis 5, a due passi da corso Como, inaugurato nel 2010. Oltre alla sartoria si dedica anche all’insegnamento, al volontariato ed è presidente del Lions Club Madonnina. Tra le tante iniziative c’è stata anche quella australiana, in particolare ha portato i suoi lavori a Melbourne. Nell’atelier di Milano ospita spesso delegazioni estere interessate ad un’esperienza sartoriale. Info su sartoriafiorella.com.


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