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20. 09. 2021 04:29

Formentini, l’ultima intervista a Mi-Tomorrow: «Il nostro motto era: pensiamo all’avvenire»

Quando Formentini raccontò in esclusiva per Mi-Tomorrow la Milano a cavallo tra Tangentopoli e l'era Berlusconi

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Primo e finora unico sindaco leghista di Milano, Marco Formentini guidò la città dopo il terremoto di Mani Pulite fino alla riscossa di Silvio Berlusconi. Ecco l’intervista esclusiva che rilasciò a Mi-Tomorrow nel 2019 in occasione dell’uscita della serie televisiva “1994”.

Quale ricorda associa al 1994?

«Il cambiamento fondamentale della scena politica italiana, con la caduta della Prima Repubblica e l’avvento dell’era Berlusconi».

Che Milano si trovò a guidare?

«All’epoca Milano era conscia dei propri valori, ma non molto considerata nel Paese, complice una politica romanocentrica dominante: è proprio in questo periodo che al nord, con epicentro e riferimento Milano, si affacciarono i primi movimenti federalisti. Ricordo che il nostro motto era: pensiamo all’avvenire».

In che modo?

«Le fondamenta del piano di sviluppo della città, di cui oggi vediamo gli effetti più belli con CityLife, furono gettate in quel periodo».

Ci fu un momento più difficile di altri che si trovò ad affrontare da primo cittadino?

«Non ricordo un momento particolare: il 1994 è stato un anno complesso nella sua interezza e a volte, proprio per la sua intensità, si finisce per confonderlo anche un po’ con il 1993. L’avvento prima e la caduta poi del governo Berlusconi, con il famoso “ribaltone”, contribuirono a rendere instabile il quadro politico, ma Milano non perse i suoi valori e i tanti fermenti».

Non mancarono neppure le gioie, con le due squadre di calcio sul tetto d’Europa, giocando in quel Meazza di San Siro, il cui futuro è a rischio. Da che parte sta?

«Credo sia giusto guardare al futuro e a Milano potrebbe esserci il primo sforzo per fare uno stadio del Comune, a disposizione di entrambe le squadre cittadine. Occorre, tuttavia, valutare bene tutti gli elementi e fare le cose per bene».

Già allora si parlava, invece, di riaprire i Navigli e lei lo mise nel suo programma elettorale: è ancora dello stesso parere?

«Una riapertura completa è impensabile e sarebbe come andare indietro, più che guardare avanti. Consiglierei di pensare, invece, ad una riapertura parziale di tratti brevi per la navigazione e segmenti più lunghi per le passeggiate. Un’operazione del genere sarebbe, a mio avviso, positiva e valorizzerebbe i tanti punti di rara bellezza e grande valore storico»

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