Elena Bertocchi: «I tuffi nel mio destino»

Elena Bertocchi è carica. Non di lavoro, ma di entusiasmo e, soprattutto, di un nuova medaglia d’oro. Sorride quando ripensa agli ultimi Europei di Edimburgo, dove è salita sul podio continentale insieme a Chiara Pellacani nel sincro femminile 3 metri (oltre al bronzo da 1 metro): «Questo è solo l’inizio». La strada tracciata davanti è chiara e porta dritta alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Ma prima c’è il 2019. Punterà alla finale mondiale nel singolo 3 metri o in sincro per raggiungere il Giappone?

«Punterò in entrambe le gare a centrare la finale: sarà molto difficile perché la concorrenza è altissima. Lo spiraglio, forse, è nella disciplina singola perché ci sono 12 posti, mentre nel sincro solo le prime tre coppie avranno il pass per i Giochi. Io metterò il 200% per qualificarmi».

L’oro vinto con Chiara Pellacani vi proietta come le eredi della coppia Cagnotto-Dallapè.

«Non saprei, così dicono in tanti: per noi è solo uno stimolo a fare sempre meglio in gara. Intanto siamo qualificate di diritto agli Europei del prossimo anno».

Cosa ne pensa del loro rientro nel circuito in autunno?

«Sono felice per loro che da mamme hanno ancora voglia di allenarsi e di gareggiare: sarà molto bello potersi allenarsi e confrontarsi al loro fianco, soprattutto con Tania».

Cosa manca, in termini di infrastrutture, a Milano? Serve una piscina 50 metri con piattaforme per i tuffi?

«Sicuramente manca una piscina dedicata ai tuffi e al nuoto come, invece, vediamo spesso all’estero. È impensabile vedere che a Milano ci sono tre piscine, ma che non sono attrezzate per ospitare competizioni internazionali come avviene a Trieste o a Cosenza. L’amministrazione sembra abbia iniziato a muoversi per costruire una piscina olimpionica, ma sicuramente quando sarà terminata io avrò finito di gareggiare».

Sente la vicinanza e il sostegno del Comune?

«Da quando mi hanno conosciuto, mi hanno sempre sostenuto e appoggiato. In particolar modo il Municipio 3, che mi ha portato a ricevere l’Ambrogino d’Oro lo scorso anno».

Quanto si allena per raggiungere questi risultati?

«Mi alleno tutti giorni, tranne il sabato pomeriggio e la domenica, per tre ore sia la mattina che il pomeriggio, anche se dipende sempre dal lavoro che ho da fare in piscina o in palestra. Alcune mattine mi sposto alla palestra Zero Gravity dove sono seguita da Laura Minimi. Con lei facciamo esercizi specifici sulla ginnastica: per molti anni Laura ha pratica ginnastica artistica e tuffi e per questo riesce a farmi fare degli esercizi che sono un mix tra le due discipline».

Un’Olimpiade, fosse anche quella invernale del 2026, farebbe bene a Milano?

«Non saprei. A me piacerebbe molto perché aiuterebbe a risollevare il nome di Milano in ambito sportivo. Metterebbe in luce gli aspetti positivi della città, ma dall’altra lato porterebbe molte spese. E poi devo dire la verità: preferirei un’Olimpiade estiva».

Come ha iniziato a tuffarsi?

«A 3 anni frequentavo un corso di nuoto. L’ho seguito per un paio di anni: non mi piaceva, ma dovevo farlo per volontà dei miei genitori. L’unico aspetto positivo era quando a fine allenamento ci facevano saltare dal bordo in un salvagente. E io ero l’unica che riusciva a centrarlo. Un giorno il mio allenatore di nuoto ha detto a mio padre: “Sua figlia diventerà una campionessa”. Mio padre sapeva che il nuoto non mi piaceva e chiese: “Ma di nuoto?”. Il mio allenatore rispose convinto: “No no, di tuffi!”. Il giorno successivo ho provato una lezione di soli tuffi e da lì non ho più smesso».