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19. 01. 2021 05:37

Sognando Tokio, la storia di Mauro Fasano: «La racchetta mi dà libertà»

Verso la giornata delle persone con disabilità, il tennista Mauro Fasano racconta la sua storia e sogna Tokyo: «Lo sport ti cambia completamente il corpo e la mente»

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Il sogno è Tokyo, il presente è la racchetta. Come il futuro, a prescindere dal traguardo a cinque cerchi. Per Mauro Fasano, 51 anni, impiegato in un’azienda di impianti elettrici, lo sport è stato un metodo per capire che c’era ancora vita, dopo la malattia.

Un passaggio chiave, quando nel 2002 la distrofia muscolare lo ha costretto prima alle stampelle, poi alla carrozzina. Da ciclismo e corsa, sulle proprie gambe, è passato al tennis nella categoria quad, quella riguardante chi ha difficoltà nei quattro arti.

Nato e tuttora residente ad Acqui Terme, è passato da Milano in un momento cruciale del suo percorso. «Dopo aver avvertito i primi sintomi di pesante stanchezza anche nel compiere gesti normali, come alzarmi dal letto, ho passato diversi mesi in svariati ospedali. Fino a quando non sono arrivato all’Ospedale Maggiore, dove hanno trovato una patologia genetica».

Mauro Fasano
Mauro Fasano

Cosa è successo in quel momento?

«La malattia iniziava ad essere padrona del mio corpo, ma non della mia mente. Da lì è iniziata anche la parte di riflessione. Mi hanno prospettato che nel tempo avrei dovuto iniziare a usare la carrozzina. Una volta salito lì sopra ho capito che quel mezzo mi dava libertà e indipendenza al 100%».

E poi?

«Ho cominciato a pensare a quali sport potevo praticare. A Torino ho trovato un circolo di tennis e più tardi ho incontrato il ct della Nazionale, Giancarlo Bonasia. Lavorava a Sulmona, per cui una volta al mese facevo oltre 700 chilometri per raggiungerlo. Fino a quando non ho conosciuto Daniel Dappino, che è diventato mio coach e grazie al quale abbiamo messo insieme un progetto da cui è nata l’Oltrepò Tennis Academy a Codevilla».

Cosa significa per lei il tennis?

«Lo sport ti cambia completamente. Quando vai al circolo e trovi 100 ragazzini in carrozzina, questo ti dà grande soddisfazione. Io ho fatto 50.000 chilometri in macchina da quando ho cominciato, ne faccio 160 tre o quattro volte a settimana per raggiungere Codevilla. Ho voglia di girare l’Italia e il mondo».

La pandemia l’ha frenata?

«Quest’anno sono riuscito a giocare fino a metà febbraio. Con il lockdown ho cominciato a crearmi il circuito a casa con dei birilli, palleggiando contro il muro. A giugno abbiamo ripreso con gli allenamenti e da luglio sono tornati i tornei».

L’obiettivo sono i Giochi di Tokyo?

«Quell’idea c’è sempre stata. Ci vanno i primi cinque del ranking italiano, 6° e 7° sono riserve. Io per ora sono nono, ma ho avuto un altro infortunio importante a fine giugno. Adesso sono in ottima forma, essendo atleta di interesse nazionale posso uscire dalla regione. Il 5-6-7 dicembre a Padova c’è un torneo nazionale per il quale mi sto preparando. Sperando non ci sia la terza ondata, il prossimo anno ci saranno Coppa del Mondo ed Europei. Non vedo l’ora».

In breve

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