Da giovedì al cinema arriva un affascinante quadro storico sulla Belle Époque parigina, ai tempi della talentuosa scrittrice francese Colette – pseudonimo di Sidonie-Gabrielle Colette – considerata una delle protagoniste letterarie più influenti dell’epoca, tanto da esser stata la prima donna della storia francese a ricevere i funerali di stato.

TRAMA • Siamo alla fine dell’Ottocento e la scrittrice e critica teatrale Sidonie-Gabrielle Colette lascia la sua campagna nativa per approdare alle condizioni più agiate della capitale parigina. Dopo aver sposato un facoltoso impresario letterario, Colette comincia a scrivere senza sosta incentrando la sua sconfinata fantasia nei racconti dell’eroina Claudine. Un simbolo di libertà tutta al femminile, apprezzata da tutta Parigi. Con il crescere della fama, Colette prende maggiormente coscienza della propria indipendenza, tanto da portarsi sempre più lontana dal marito e più vicina alla propria identità di scrittrice di successo.

VOLTO D’EPOCA • Costretta a pubblicare in un primo momento sotto il nome del marito, Colette riesce a subentrare sui diritti delle proprie opere grazie ad un’alta dose di passione, tenacia ed caparbietà, figlie della nuova donna del Novecento. Perfettamente portate alla luce dall’ammirevole interpretazione di Keira Knightley, non nuova a ruoli di carismatiche donne in costume. L’attrice britannica torna a rivestire panni risalenti all’altro secolo dopo le convincenti opere in Orgoglio e pregiudizio (2005), Espiazione (2007) ed Anna Karenina (2012). Senza contare la trilogia fantasy de I Pirati dei Caraibi (2003-2007). Insieme a lei la star della serie televisiva The Affair Dominic West e Fiona Shaw.

I PROTAGONISTI • Al cinema con Vision Distribuition, la regia di Colette porta la firma dell’inglese Wash Westmoreland, regista di opere molto conosciute all’interno del cinema indipendente americano. Scritta a sei mani insieme al compagno (da poco venuto a mancare) Richard Glatzer e Rebecca Lenkiewicz, la pellicola promette di dare nuova vita ad una delle prime artefici di emancipazione femminile, messa inspiegabilmente in ombra dalla critica letteraria. Spicca tra le maestranze del lungometraggio la monzese Lucia Zucchetti, non alla prima esperienza internazionale al montaggio dopo The Queen – La Regina (2006) ed Intermission (2003).

Origine: USA, Gran Bretagna, Ungheria

Durata: 111 minuti

Regista: Wash Westmoreland

Genere: drammatico