nave vespucci
nave vespucci

Eleganza e robustezza, disciplina e libertà: tutto questo e molto altro è la Nave Vespucci, la “Signora dei mari”. Simbolo della marineria italiana nel mondo, il veliero appartiene di diritto alla storia del nostro Paese. Varata nel 1931, Nave Vespucci ha attraversato quasi novant’anni di storia, uscendo indenne pure dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Per conoscere meglio la storia e le storie passate sui legni di questo mito galleggiante c’è il libro scritto dalla giornalista Eleonora Lorusso: Nave Vespucci. Diario di bordo (radiofonico) dalla Signora dei Mari, nato dalla collaborazione tra Mursia Editore e Rtl 102.5. «Da quando, dal 2016-2017, seguo per la radio le campagne di Nave Vespucci – racconta a Mi-Tomorrow Lorusso – tengo un personale diario di bordo in cui annoto ciò che sento dai comandanti, dagli allievi ufficiali, dai nocchieri, ma anche dai semplici cittadini che salgono a bordo per le visite».

Qual è stata la prima sensazione che hai provato la prima volta che sei salita a bordo?
«La meraviglia: da un lato sembra di salire su un veliero d’inizio Ottocento, pieno di legni e ottoni lucidati; dall’altro si percepisce di trovarsi su un mezzo estremamente efficiente, in grado di attraversare, per esempio, l’Oceano Atlantico, viaggiando prevalentemente a vela. È davvero un mix tra passato e presente, in grado, secondo me, di affrontare anche le sfide del futuro».

In che senso?
«Il Vespucci è un testimonial dell’Italia nel mondo, un patrimonio e un simbolo del nostro Paese: c’è una sensazione di orgoglio quando si sale a bordo. È ambasciatore dell’Unicef, partner del Wwf e non c’è quasi angolo del pianeta dove non sia stato».

Tra i motivi che rendono Nave Vespucci unica c’è anche la capacità, non comune oggigiorno, di stupire: sei d’accordo?
«Sì e nel libro racconto proprio le emozioni delle migliaia di appassionati che ogni anno salgono a bordo del Vespucci da semplici visitatori. C’è lo stupore dei bambini, che rimangono affascinati dalle vele e dalle lunghe cime, ma c’è anche la curiosità dei più grandi nello scoprire, per esempio, che, nascosta vicino alla polena a prora, c’è una testa d’aglio, uno dei tanti “riti” per propiziarsi il mare calmo».

Una realtà, quella del Vespucci, che parla anche al femminile…
«È vero: come riportato nel libro, nel nostro Paese, secondo i dati ufficiali, aggiornati al gennaio 2018, la Marina Militare conta su oltre duemila donne, circa il 6% dell’intero personale. Le donne a bordo di Nave Vespucci durante la campagna 2018 sono state in tutto 64 tra componenti dell’equipaggio e temporanei imbarchi».

C’è una storia che, più di altre, sintetizza i valori e l’epopea del Vespucci?
«Una storia che mi piace molto è quella di Giorgio Migone, classe 1923, tuttora in vita, che era a bordo nei giorni convulsi dell’Armistizio del 1943. Impossibile, però, non citare Agostino Straulino, il maestro per eccellenza, non solo comandante del Vespucci, ma anche campione olimpico di vela e autore di imprese incredibili».


www.mitomorrow.it