iulm 50
iulm 50

Ha cinquant’anni ma non li dimostra: l’Istituto Universitario di Lingue Moderne – meglio conosciuto come IULM – presenta presso la Contemporary Exhibition Hall del suo edificio 6, in via Carlo Bo 7, la mostra IULM 50 – Eredità e Futuro, una panoramica completa (con archivi cartacei e digitali) sui primi cinquant’anni di attività della struttura milanese, guidata oggi dal Rettore Gianni Canova. La mostra è visitabile gratuitamente fino al 26 luglio dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 18.00.

Come avete scelto di raccontare questi primi cinquant’anni?
«Come un film, con una narrazione modellata su pannelli e monitor, immersi in un’atmosfera sospesa tra la penombra e la luce, per riattraversare cinquant’anni di storia non solo di IULM, ma dell’intera università italiana».

Nella mostra spicca anche la sezione dedicata alle vostre honoris causa.
«Qui sarà possibile visionare un video che racconta i tanti laureati che abbiamo collezionato negli anni, da Andrea Camilleri a Inge Feltrinelli, da Vasco Rossi ad Alberto Sordi, da Mario Monicelli a Cesare Romiti».

Quanto ha influito Milano nella sua storia?
«Si tratta di un legame nato in un biennio – quello del 1968-69 – decisivo per la contestazione: quando Bocconi chiuse gli insediamenti di lingue, il professore Baridon decise di puntare su una città che già allora era internazionale. Raccontare di IULM vuol dire raccontare anche la storia di Milano».

Questa è l’eredità?
«Questa università ha avuto la fortuna di esser stata tra le prime strutture a puntare sulla formazione linguistica, quando gli italiani ancora non masticavano le lingue straniere. È stata la prima università a credere nella formazione di giovani in grado di lavorare con la comunicazione, offrendo gli strumenti che gli altri contesti non ancora fornivano».

Qual è invece il futuro?
«Ora viviamo il fascino della complessità del nostro tempo con la rivoluzione digitale del mondo contemporaneo, con l’intento di formare i giovani con un bagaglio ricco di curiosità e di solidità, in grado di affrontare questo passaggio storico con la competenza e la passione che hanno sempre contraddistinto i nostri laureati».