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29. 06. 2022 11:27

Giambellino, una riqualificazione mai terminata e il timore dei residenti: viaggio nel quartiere

Il primo masterplan per la riqualificazione del quartiere Giambellino risale al 2015. Qual è la situazione attuale? Un viaggio tra paure e preoccupazione dei residenti

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Il quartiere Giambellino nacque a Milano nella prima metà del Novecento con un’impostazione fortemente operaia. Qui trovavano casa i lavoratori della zona industriale di porta Genova che all’epoca si estendeva verso il Naviglio Grande e la ferrovia Milano-Mortara.

Oggi l’area è in una fase di profonda ristrutturazione. Finita l’era del triangolo industriale tra Milano, Genova e Torino, il capoluogo meneghino ha dovuto completamente rinnovarsi attraversando un lungo processo di trasformazione, che a partire dagli anni 2000, l’ha portato ad essere la metropoli internazionale che tutti conosciamo. Così le tante opere di riqualificazione hanno coinvolto anche il quartiere Giambellino che è stato posto nel 2015 al centro di un masterplan che in 5 anni avrebbe rinnovato completamente la zona. Oggi a che punto siamo?

Quartiere Giambellino, a che punto siamo?

Dopo sei anni i lavori di riqualificazione non sono ancora terminati. Nel primo progetto del masterplan era previsto l’abbattimento e la ricostruzione delle vecchie case popolari. Nel quartiere Giambellino sono presenti circa 5 mila alloggi. Tuttavia, negli anni il masterplan è stato rivisto, giungendo alla fine alla decisione di procedere all’abbattimento di un numero limitato di edifici.

Oggi dati alla mano, sono stati abbattuti all’incirca 800 palazzi. Al loro posto dovrebbero sorgere altrettanti condomini da assegnare nuovamente agli aventi diritti. La situazione è effettivamente così? «Su 800 edifici abbattuti ne sono in ricostruzione solo 620 – dichiara Luca Garibaldo, residente e membro dell’associazione culturale Dynamoscopio, al Fatto Quotidiano -. Il saldo è di 180 in negativo».

Il timore dei residenti è proprio che quella promessa iniziale di abbattimento e ricostruzione non venga mantenuta. A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione che al termine della riqualificazione i prezzi schizzino alle stelle nel quartiere Giambellino. «È questo il modello Milano – denuncia Garibaldo -. La città si muove verso chi possiede redditi alti, mentre i più bisognosi sono costretti a spostarsi sempre più verso le periferie della città».

Emergenza abitativa

A Milano il problema dell’emergenza abitativa è più che mai reale. Secondo il sindacato degli inquilini Sicet, in città ci sono 142mila famiglie che non possono pagare più di 250 euro al mese di affitto. «Mentre la disponibilità di alloggi a basso reddito è sempre inferiore – prosegue Garibaldo -, l’Aler ha “lastrato” nel quartiere Giambellino, per evitare tentativi di occupazione, tantissimi appartamenti vuoti in quanto definiti “sotto soglia”. Significa che sono unità abitative inferiori a 27 metri quadri e per legge non possono essere concesse. Uno spreco».

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