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16. 05. 2022 23:38

Caso Regeni, i sindacati della Scala insorgono per una tournée in Egitto. Meyer: «Mai pensato agli spettacoli in Medio Oriente»

Una possibile tournée in Egitto fa insorgere i sindacati pronti a chiedere rispetto per la famiglia Regeni. Dalla Scala però smentiscono: «Mai pensato agli spettacoli in Medio Oriente»

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Il Teatro alla Scala ha deciso di rinunciare alla tournée di spettacoli programmata in Egitto per il prossimo settembre. L’orchestra del teatro milanese oltre all’Egitto avrebbe toccato anche il Kuwait e Dubai per un totale di 16 spettacoli. Una decisione che è arrivato dopo le proteste degli stessi membri dell’orchestra non disposti a suonare nel paese responsabile della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni.

La famiglia Regeni: «Un esempio lodevole». Poi arriva la smentita della Scala

In un primo momento il sovrintendente della Scala, Dominique Meyer, sembrava aver accettato molto volentieri gli inviti dal Medio Oriente. Infatti la tournée avrebbe portato ottimi introiti nelle casse del Teatro: un’offerta molto allettante dopo gli ultimi due anni segnati dalla pandemia.

giulio regeni

Tuttavia, i sindacati sono immediatamente insorti. «È inopportuno suonare nel Paese che non dice la verità sulla morte di Giulio Regeni – ha dichiarato a Rai News Francesco Lattuada, delegato della Slc Cgil nell’orchestra della Scala -. E’ una questione politica. Cosa ne pensa il sindaco di Milano Beppe Sala che su Palazzo Marino ha fatto appendere uno striscione che chiede la verità per Regeni e presiede il Cda di fondazione Scala?».

Tuttavia è stato lo stesso sovrintentendente Meyer a smentire tutto ed ad accusare lo stesso Lattuada di protagonismo.«C’è stato tanto rumore per nulla – ha dichiarato -. Si è trattato solo di una proposta arrivata al Teatro e non c’è stato alcuno scontro con i sindacati. Capisco la famiglia Regeni e l’attenzione dopo un disastro del genere, la cosa peggiore che possa succedere a un genitore. Ma noi non abbiamo rinunciato a fare qualcosa che non volevamo fare».

In ogni caso la famiglia Regeni aveva particolarmente apprezzato l’ipotetico dietrofront: «Ringraziamo ogni singolo lavoratore della Scala per questa scelta di responsabilità culturale, morale e politica – hanno affermato la mamma e i papà di Giulio Regeni -. Vorremmo che tutti i rappresentanti politici italiani ed europei, gli artisti, gli imprenditori e i turisti seguissero il loro esempio lodevole».

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