Torna dal 24 ottobre Un Mercoledì da Vignaioli, il progetto nato per raccontare ad appassionati, ristoratori e sommelier la realtà dei Vignaioli Indipendenti FIVI. Quest’anno i locali coinvolti nella serata saranno solo Punti di Affezione FIVI, enoteche e ristoranti che propongono principalmente vini di produttori indipendenti. Saranno 22 tra enoteche, ristoranti e trattorie distribuiti in tutta Italia.

In ogni sede saranno presenti due vignaioli aderenti all’associazione che presenteranno i vini di altri vignaioli proposti in degustazione e racconteranno ai presenti i dieci anni del mondo FIVI. In ogni locale verranno proposti 5 vini dei Vignaioli Indipendenti, scelti al di fuori del territorio locale, che saranno abbinati ad altrettanti piatti nei ristoranti e nelle trattorie. Mescolando ricette, regioni e zone di produzione, alla scoperta di un’Italia unita. Per info e lista dei ristoranti mercatodeivini.it.

«Noi, portavoce di chi subisce decisioni»
A colloquio con Gaetano Morella (Vicepresidente FIVI)

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni. Ad oggi, in Italia, sono circa 1200 i produttori associati, da tutte le regioni italiane. «Il vignaiolo medio piccolo ha interessi completamente diversi dalle grandi realtà che commerciano volumi importanti – racconta a Mi-Tomorrow Gaetano Morella, vicepresidente della federazione -. Noi siamo portavoce dei piccoli che devono subire le decisioni di Roma e di Bruxelles».

Quali sono gli svantaggi che subite?
«La CEVI a livello europeo e le varie sezioni nazionali, come la nostra in Italia, sono al tavolo in Commissione europea ogni volta viene discusso un provvedimento riguardante il vino, per portare un punto di vista diverso dalla Fededoc o dalla Federvino. Fino a otto anni tutti i produttori, dall’industriale al contadino, dovevano seguire le stesse regole: un grande svantaggio per chi deve gestire tutto da sè».

Quando parla di piccole realtà, su quali volumi ci si attesta?
«Non è una questione di numeri e nemmeno un marchio di qualità, come il biologico o il biodinamico ma si occupa del controllo della filiera. Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Abbiamo alcuni associati che arrivano anche a 300mila bottiglie».

Quanto incide la burocrazia?
«Chiaramente parecchio per chi non lavora in realtà strutturate: ma le cose stanno cambiando. La periodicità dei controlli che per il settore vino è ristrettissima, non può essere la stessa per tutti e ci siamo battuti per un registro unico dei controlli: ok alle ispezioni ma dimensionati alle varie realtà».