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22. 04. 2021 12:37

Giardino dei giusti, serve la misura

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Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una “guerra fredda” se non dichiarata certamente non impedita tra istituzioni nazionali, regionali e la città. A partire dalle chiusure domenicali per i negozi: perché Milano non può essere libera di non abbassare le serrande e di provare a sperimentare forme nuove di aperture che rispettino le necessità di riposo di lavoratrici e lavoratori, salvaguardando crescita e occupazione?

Poi c’è la questione dei trasporti con la proposta del biglietto unico integrato, su cui si è scatenata una battaglia tra Regione e Comune: al centralismo romano può sostituirsi un centralismo regionale ancora più insopportabile, se vogliamo, che impedisce all’area metropolitana di decidere cose concrete per il proprio futuro? Il tema dell’autonomia, necessario, non può essere affrontato senza tenere conto delle necessità dei grandi centri urbani, che sono il vero motore dello sviluppo nell’era contemporanea, non in Italia, in tutto il mondo.

Ultimo episodio il giardino dei Giusti alla Montagnetta di San Siro: un progetto che è passato al vaglio di comitati di cittadini, che è stato trasformato proprio per venire incontro a critiche, suggerimenti, proposte. Ora il Ministero della Cultura sembra voler bloccare l’opera, con evidenti motivazioni politiche e non tecniche. Sarà il caso di cominciare a manifestare il nostro malessere, come milanesi, per una guerra che non fa bene a nessuno. Le diverse posizioni politiche sono un’altra cosa. Il bene della città è uno.

Ma qui, a Milano, di analisi costi-benefici, dell’ideologia del no a tutto, della “decrescita felice” siamo un po’ stufi. Lasciateci crescere, sbagliare, provare. E se cominciassimo a fare, crescere, sbagliare insieme sarebbe ancora meglio. In pace si lavora meglio, tutti.


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