Fantamunicipio #41
Fantamunicipio #41

Milano, ore 13 circa. Ristorante italiano-egiziano, gestito da anni dallo stesso signore del Cairo. Ora di pranzo, i tanti tavoli pieni di persone in pausa pranzo. Lui gestisce tutto quasi da solo, con l’aiuto di una cameriera. Ristoratore schivo, molto cortese ma senza il sorriso obbligato tanto di moda. Un gruppo di bambini-ragazzini, probabilmente al primo anno di medie, arriva dal semaforo, corre verso il ristorante. Sono spensierati, di tutti i colori e provenienze. Si fermano davanti alla porta del locale, in ordinata ma chiassosa attesa. Lui esce con due piatti, due pizze tagliate a fette, ogni bambina e bambino ne prende un pezzo, lo salutano e se ne vanno contenti. Sembra una scena di tanti anni fa e invece è il 2018 a Milano. Città considerata fredda, frenetica, insensibile nel suo essere proiettata sul futuro, sulle cose da fare senza fronzoli. Eppure i gesti di pura umanità esistono e resistono. Senza tirare in ballo “buonismi” e “cattivismi” sempre più comuni nel dibattito attuale, si può contemplare a volte un gesto di bellezza umana fine a se stesso, senza doppi fini, dettato solo dalla generosità e dal senso di comunità. Sono doti preziose, che Milano ha dentro di sé da secoli e che, si spera, sarà in grado di proiettare anche nel futuro. Quel “coeur in man” batte ancora, e cosa più importante dà un segnale educativo a quei bambini. Ogni giorno, quel gesto piccolo, insegna loro il significato profondo della condivisione, insegna loro a non essere egoisti e a pensare che anche un’azione in apparenza insignificante può essere grandissima.