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Milano
17. 05. 2022 03:16

Una “non” campagna elettorale per eleggere il sindaco di Milano

Quella vista fin qui è stata una "non" campagna elettorale: gli scambi di accuse continui prendono il posto del confronto delle idee. Si merita questo una città democratica come Milano?

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I giorni che ci separano da qui al 3 e 4 ottobre, quando si voterà per scegliere il nuovo sindaco di Milano, rischiano di scorrere senza particolari sussulti. Il principale antagonista di Sala e la coalizione che lo sostiene hanno fatto di tutto (più o meno consapevolmente) per non ostacolare la rielezione dell’attuale primo cittadino.

Sindaco di Milano, nessun colpo di scena?

A meno di clamorose sorprese dell’ultimo minuto il risultato non appare al momento in discussione e Sala viaggia verso una molto probabile riconferma. Al di là delle personali convinzioni politiche, una riflessione sulla totale assenza di una campagna elettorale a Milano andrebbe forse fatta.

Le campagne elettorali non sono solo momenti in cui il singolo partito, le coalizioni, i candidati sindaci competono per ottenere più voti possibili. Sono i momenti più alti di una democrazia, persino quanto il voto stesso. Nei mesi di campagna elettorale si dovrebbero confrontare le idee di città, le visioni (i programmi invece contano, ma fino a un certo punto: la visione e il programma sono cose leggermente differenti).

Il rischio, in questa “non campagna”, è che molti cittadini disertino le urne (oltre a chi le diserta già o a chi le diserterà per il timore Covid). E un’elezione con scarsa partecipazione al voto non sarebbe un bel segnale per una città che ha bisogno di ripartire con slancio e di affrontare i tanti problemi, ma anche le numerose opportunità.

Insomma, dopo anni a parlare di “caste”, sembra quasi che i milanesi stiano delegando oltre misura al mondo politico. Da un lato potrebbe essere un segno di fiducia, dall’altro di disinteresse pericoloso. Questa città si fonda sulla partecipazione, sul dibattito, anche sul conflitto di idee e proposte. Questa assenza è quasi inedita. Persino nelle elezioni plebiscitarie di Albertini c’era più dialettica.

Restano solo scenette esasperate di alcuni che provano a spararla o farla più grossa. Speriamo che la politica torni protagonista. E che un’analisi la faccia su questa calma di vento, su questo caos calmo.

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