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07. 05. 2021 12:57

Quando in ospedale sei solo un numero: quell’equilibrio instabile tra vita e morte ai tempi di Covid

Un racconto scioccante. Una quotidianità fatta di mascherine, respiri affannati, sguardi, speranze ed irrimediabilmente anche morte. Tuttavia in ospedale non c'è tempo: il dolore si derubrica a routine

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Lo chiamavo “7”. Da un anno a questa parte è abbastanza facile sentir parlare di ospedali. Come spesso accade, un conto è leggere, un conto è esserci. E ieri è toccato anche a me. Niente Covid, ma un’esperienza che davvero mi ha segnato. Non solo per il motivo per cui sono entrato, ma anche per quello che in quelle 12 ore ho vissuto.

Ho avuto modo di provare cosa vuol dire avere la mascherina con l’ossigeno: un’esperienza letta tante volte, ma che quando purtroppo la si prova, ci dà la sensazione di come quell’aria, quell’ossigeno che arriva dalla mascherina sia davvero benedetto. Quando si ha la mascherina ci si guarda in giro, si cerca di carpire qualche segnale dai medici, si guardano le altre persone che condividono lo spazio con te.

E io avevo di fronte a 5 metri di distanza lui, “7”. Non so il suo nome: quel numero era scritto sopra il suo lettino. Anche lui aveva l’ossigeno. Anche lui si guardava in giro. Un po’ più vecchio di me, quando incrociavamo lo sguardo ci facevamo un cenno con la testa. Poi mi tolgono la mascherina, mi fanno alzare e mi chiedono di andare a fare un esame in un’altra stanza.

Vado, faccio e quando torno “7” è nascosto da un divisorio bianco. Intorno a lui vedo molti più medici ed infermieri di quelli che ho visto tutta la mattina. Un via vai di personale, attrezzature, suoni, parole e rumori. Poi poco alla volta i medici se ne vanno, non capisco cosa dicono mentre mi passano vicino.

Il tempo che arrivi un infermiere per mettermi una flebo e “7” mi passa vicino, portato via con il lettino verso quella che pensavo erroneamente fosse l’uscita. Niente mascherina sul suo viso, solo il lenzuolo verde. “7” non c’era più. O meglio, quel “7”.

Dopo poco quel numero è stato preso da una signora. Non so chi fosse, non so la sua storia, non so cosa avesse. Ma mi aveva fatto un cenno con il capo qualche ora prima. E ora non c’è più. Tra le tante cose che ho vissuto nella mia vita, questa mi ha segnato profondamente. Ed in modo indelebile.

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