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26. 07. 2021 02:52

Il de profundis dei nostri aeroporti: quale futuro per gli scali milanesi?

Gli scali milanesi sono ormai "sospesi" da mesi. Vivono in un limbo senza poter immaginare una nuova prospettiva

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Il movimento aeroportuale non fa rima solo con divertimento (per le vacanze) o necessità (per lavoro). Lo stato di salute dei nostri scali milanesi è un termometro fondamentale per le politiche economiche della città.

Già, perché la situazione in cui versa la Sea, la società che gestisce Linate e Malpensa, preoccupa non poco le casse del Comune di Milano, primo azionista. «Oggi è come se fossimo sospesi – ha spiegato nei giorni scorsi l’ad Armando Brunini -. In questi mesi siamo a meno 85% di traffico mentre pre-Covid avevamo raggiunto 174 collegamenti diretti di cui 40 intercontinentali».

Uno dei dati più terribili riguarda proprio la frequenza dei voli: «Oltre all’85% di traffico – ha evidenziato Brunini – si aggiunge anche il fatto di aver perso la metà delle rotte. Per noi è cruciale che la lotta sanitaria sia vinta velocemente. Stiamo cercando di riaprire un filo di connettività che non sia solo quella dei viaggi essenziali. E questa possibilità è legata ai corridoi sanitari. Spero che a giorni ci diano l’autorizzazione ministeriale per partire con 4-5 rotte intercontinentali che saranno battezzate come corridoi sanitari. Chi sale sul volo o è stato vaccinato oppure ha l’esito negativo di test o tampone. Dobbiamo trovare il modo di resistere per essere pronti per ripartire».

Il futuro sta tutto qui: anche chi non vorrà vaccinarsi dovrà essere cosciente di non poter riprendere la vita normale. Chiamatelo passaporto sanitario o come volete, ma lo snodo del vaccino sarà cruciale per tornare alle abitudini di un tempo.

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