clochard
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Come sempre i social innescano dibattiti, polemiche, critiche, anche feroci: è successo, ad esempio, con l’ultimo sondaggio lanciato da Mi-Tomorrow su Facebook riguardo ai senzatetto, nato dalle segnalazioni dei lettori nella nostra rubrica “Il futuro a Milano è…”. Nel corso dei mesi si sono evidenziati due problemi, di diverso tenore, ma comunque segnalati con una certa frequenza e ricorrenza: da una parte la necessità di maggiori collegamenti notturni per quanto riguarda i mezzi pubblici, dall’altra l’esigenza di non trasformare la città in un dormitorio a cielo aperto.

Non è raro, infatti, imbattersi in lunghe attese serali (e notturne) sulle pensiline di tram e autobus, così come è facile assistere alla trasformazione di portici e gallerie (anche a due passi dal Duomo) in vere e proprie dimore raffazzonate di clochard e mendicanti. Ci siamo limitati a chiedere ai nostri lettori quale fosse la priorità tra quelle indicate proprio sul nostro giornale.

E’ chiaro che le due cose non siano paragonabili, ma la stessa critica decade nel momento in cui mettiamo volutamente a confronto le ultime urgenze segnalate da chi ogni giorno ci legge. Abbiamo anche usato l’espressione “evitare il dormitorio” anziché scrivere “implementare le strutture per i senzatetto” proprio perché sappiamo bene come le situazioni, in quest’ambito, siano molteplici e complesse, con molti clochard che decidono di loro sponte di dormire in strada.

Basterebbe fare meno propaganda e comprendere meglio quel che si scrive e perché: vi siete mai domandati per quale ragione i senzatetto preferiscano stare in strada anziché andare nelle strutture ad hoc? Forse perché si sentono più al sicuro. Non vogliamo fare i professori, ma solo invitare la politica a riflettere. E di conseguenza anche chi ci scrive.


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