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23. 04. 2024 03:27

Zone 30, un semplice strumento

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La recente scelta del Comune di Bologna di istituire diverse “zone 30” in città ha riaperto il dibattito anche a Milano e in generale nel Paese. La contrapposizione raggiunge ormai i livelli del furore ideologico, tra sostenitori e contrari, diventando di fatto un tema politico nazionale. La vicenda certifica ancora una volta come la politica cittadina e italiana in generale sia scesa a un livello estremamente basso.

Zone 30, aspettiamo i risultati

Per due voti e per un po’ di visibilità in più, si prendono posizioni sulla base del “sentimento” prevalente del momento, ci si schiera a seconda delle convinzioni del proprio elettorato (presunte convinzioni, tra l’altro). Dimenticandosi completamente del fatto che la “zona 30” è solo e semplicemente uno strumento. Come tale, esso è efficace o meno sulla base del risultato complessivo che si vuole ottenere, sull’idea di mobilità generale che si ha in mente.

In secondo luogo, per determinare l’efficacia di uno strumento esso va sperimentato: lo si applica, si monitorano i risultati ottenuti e infine si conferma o si modifica sulla base di ciò che la prova empirica ci dice. Essere contrari o favorevoli a priori significa solo dare un significato ideologico che lo strumento in sé non possiede e non può possedere.

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Al momento pare che si confrontino due idee di mobilità: quella che vede nelle auto un problema quasi da eliminare e limitare il più possibile e quella che vede nelle esigenze di auto, furgoni e simili l’unica stella polare. Conciliare i bisogni, sperimentando strumenti e idee, dovrebbe invece guidare la politica: bisogni di sicurezza e bisogni di mobilità.

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