Quarant’anni, milanese purosangue, food mentor, divulgatore scientifico per la Fondazione Veronesi, cuoco salutista e conduttore televisivo. È l’identikit di Marco Bianchi che ha da poco pubblicato un libro che, come il suo programma in onda ogni sabato alle 13.50 su Food Network, si intitola La Mia Cucina delle Emozioni.

Cosa significa “cucina delle emozioni”?

«Significa che attraverso il cibo, oltre ai famosi tasti della prevenzione delle malattie, possiamo toccare anche dei tasti emotivi. La scienza ha fatto passi enormi e ci ha permesso di capire che mangiando in un certo modo riusciamo anche a modulare la risposta emotiva perché alcuni cibi stimolano chimicamente alcuni stati d’animo. Per comodità ho individuato sette categorie emotive: affetti, energia, buonumore, creatività, riposo, concentrazione e coraggio».

Ciò significa che ci sono cibi che rendono felici, altri che favoriscono la creatività e persino cibi che infondono coraggio?

«È proprio così. Ce ne sono anche che danno energia o che favoriscono il riposo. Ovviamente parliamo di alimentazione quotidiana, non di un consumo ogni tanto».

Lei si definisce “food mentor”, qual è la differenza con un nutrizionista?

«Il nutrizionista è un medico che riesce ad abbinare correttamente gli alimenti per far mangiare meglio, ridurre il rischio di malattie, elaborare un regime ipocalorico che può portare a una perdita di peso. Un food mentor come me è qualcuno che arriva dal mondo della scienza e che dopo aver approfondito le sue conoscenze in ambito funzionale-nutrizionale e dà dei consigli. Ovviamente non sono un medico, non prescrivo diete e non parlo di calorie».

Com’è nata questa sua passione per la divulgazione in ambito food?

«Lavoravo come tecnico di ricerca biochimica per la Fondazione Veronesi, ogni giorno avevo sottomano cartelle cliniche, banche dati dalle quali si evinceva il legami tra cibo e salute. E li ho portati nella quotidianità».

Nella suo bio si definisce un ex ragazzo pigro e amante del junk food. È possibile?

«Ed ero anche piuttosto grassoccio. Fino a 20 anni non stavo molto attento a ciò che mangiavo. Poi l’amore per la scienza e l’incontro con Veronesi che ha disegnato l’inizio di un mio percorso di formazione e di scelte di vita».

Quello con Veronesi è stato un incontro casuale?

«No, lavoravo nel suo staff di ricerca ma non l’avevo mai incontrato. Un giorno gli scrissi una mail chiedendogli un incontro per parlare dei miei progetti ed è stato amore a prima vista».

Come mangiano i milanesi?

«Molto meglio che in altre parti d’Italia. A Milano si può soddisfare ogni esigenza. Di contro va ancora molto di moda l’aperitivo in cui, di solito, si eccede e si mangia tanto fuori casa. Per fortuna io riesco a bilanciare la mia alimentazione».

Cosa significa per lei essere milanese?

«Amare la mia città che è libera, aperta, tecnologica. Un posto dove si respira l’Europa».

Il suo luogo d’elezione?

«Tutta la zona dei Navigli. Da piccolo avevo un libro di storie milanesi illustrato con foto in bianco e nero dei Navigli. Un giorno chiesi di poter visitare quei luoghi dove sono stato da adolescente e poi da giovane. È anche un luogo romantico dove passeggiare mano nella mano».

Cosa cambierebbe di Milano?

«Nulla, mi piacerebbe però che ci fossero più parcheggi. Di giorno uso i mezzi pubblici, di notte però non sempre è possibile e capita che io decida di non uscire solo per paura di non trovare parcheggio al rientro».

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Tre ricette per il milanese

Energia, creatività e buonumore. Abbiamo chiesto a Marco Bianchi quali piatti possono stimolare la risposta emotiva dei milanesi in questi ambiti. «Per l’energia proporrei una crema di melanzane e yogurt greco con pane carasau che è perfetta per un aperitivo casalingo, non appesantisce ed è facile da realizzare. Per la creatività una pokè bowl con avocado, un piatto che va molto di moda e si sa che Milano è la patria delle mode. Per il buonumore un plumcake al caffè che si può preparare la domenica, congelare a fette e scongelare velocemente al mattino, perfetto per i milanesi che tendono a saltare la colazione per la fretta e lo stress». MC

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LA RICETTA 

Plumcake al caffè

Ingredienti

180 g di farina di tipo 2

100 g di zucchero integrale mascobado

100 ml di latte

40 g di frumina

80/100 ml di caffè amaro

2 cucchiaini di polvere di caffè

110 g di olio di semi di mais bio

Scorza grattuggiata di un’arancia bio

½ bustina di lievito per dolci

Preparazione

Mescola la farina con lo zucchero, la frumina, il lievito e il caffè in polvere. Aggiungi la scorza grattugiata dell’arancia, il latte, il caffè e l’olio e sbatti fino ad ottenere un composto omogeneo. Versa il composto in una tortiera foderata con carta forno e cuoci in forno preriscaldato per circa 50 minuti a 180 gradi.

Tratta dal libro La mia cucina delle emozioni


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