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18. 04. 2021 06:43

Tira brutta aria a Milano: il lockdown non ha fermato l’inquinamento nel 2020

La pandemia e le chiusure non hanno migliorato i livelli d’inquinamento. Pesa anche il settore agro-zootecnico

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I lockdown non hanno fermato l’inquinamento in Lombardia. Lo dice il rapporto di Legambiente “Mal’aria 2021”, che analizza i livelli di polveri sottili presenti nel 2020 nelle città capoluogo di provincia.

Valori. La centralina di viale Marche ha registrato 79 giorni di superamento del limite di pm10 consentito dalla normativa europea (50 microgrammi per metro cubo). Milano risulta così la quinta città peggiore d’Italia, dopo Torino, Venezia, Padova, Rovigo e Treviso. A Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lodi, Mantova, Monza e Pavia i limiti sono stati superati per 35 giorni.

Le città virtuose sono solo Lecco, Sondrio e Varese. Con 34 microgrammi per metro cubo Milano è al primo posto nella triste classifica delle città che nel 2020 hanno superato il valore medio annuale di pm10 (20 microgrammi per metro cubo) secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, seguita da Cremona e Lodi. Lo sforamento dei limiti costerà all’Italia procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea, che si aggiungeranno alla “lettera di costituzione in mora” da parte della Commissione Europea per il superamento anche delle concentrazioni di particolato fine a partire dal 2015.

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Proposte. Legambiente chiede che si punti soprattutto sul potenziamento dei trasporti pubblici, sui veicoli in condivisione e sulle piste ciclabili. Il rapporto Mal’Aria evidenzia anche la forte incidenza generata dal settore agro-zootecnico sull’inquinamento: oltre i due terzi delle polveri sottili sospese è costituito da microcristalli di sali d’ammonio prodotti dai gas provenienti dagli allevamenti intensivi.

«La Lombardia non può permettersi di essere la terza regione europea per concentrazione di questo tipo di attività – dicono da Legambiente -. Occorre avviare al più presto un percorso di ristrutturazione che punti a ridurre le densità di capi allevati, diversificando produzioni e fonti di reddito per le aziende agricole della Bassa lombarda».

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