Antonio Intiglietta ascolta. Osserva. A volte urla. Cerca il confronto con i suoi espositori. Così come con il pubblico. Lo trovi a sistemare lo stand di qualche artigiano. Mentre parla, butta l’occhio su qualche furbetto abusivo che prova a girare tra le corsie. Intiglietta ha il sangue brindisino nelle vene, con il pragmatismo tipico ambrosiano.

La sua creatura è l’Artigiano in Fiera, nata nel 1996 come tentativo di ridare a Milano la vecchia Campionaria e oggi riconosciuta a pieno titolo come la più grande manifestazione dedicata alle micro e piccole imprese di tutto il mondo. Eppure, dopo ventidue anni di cammino, il presidente di Ge.Fi. si sente all’inizio. Per carità, «un bell’inizio. «Perché – spiega – il lavoro da fare è ancora tanto».

A quale tappa si trova oggi Artigiano in Fiera?
«Stiamo passando dal contenitore al contenuto. E’ l’obiettivo sul quale stiamo lavorando e continueremo a farlo nei prossimi anni».

Che cosa significa?
«Vuol dire conoscere meglio oltre tremila imprese e le storie connesse. Significa individuare nuove realtà, approfondire l’approccio dei giovani e delle donne nei confronti dell’artigianato. Vede, questo è un mondo che non finiremo mai di scoprire».

Eppure il successo di questa fiera dovrebbe rendervi soddisfatti…
«Ci sentiamo all’inizio del cammino. Il mondo degli artigiani è come una miniera senza fondo. Ci manca il 40% dei Paesi del mondo. E, di quelli che abbiamo, dobbiamo conoscere ancora tanto».

In quale direzione?
«Non voglio negare che quest’anno abbiamo messo in atto una selezione pesantissima, tagliando gente che non è più compatibile con i valori della qualità che vogliamo seguire. Sarà sempre di più così, in ogni settore, anche a costo di rinunciare a spazi».

La qualità è il problema di fondo?
«Il futuro di Artigiano in Fiera è ritornare all’autenticità, all’originalità e, appunto, alla qualità dei prodotti, che definiscono per natura il lavoro dell’artigiano. La fiera dev’essere sempre di più espressione di questi concetti. Altrimenti ci riduciamo ad un grande mercato, che non vogliamo essere».

E’ aumentata la concorrenza in questo periodo su Milano?
«Noi siamo contenti dei nostri numeri e guardiamo a quello che stiamo costruendo. Artigiano in Fiera cresce mediamente del 4% ogni anno e sta aumentando la percezione anche fuori dai confini della città e della Lombardia».

Una destinazione turistica?
«Proprio così: cresce un fenomeno analogo a quanto abbiamo visto tre anni fa con l’Expo. E’ un processo che senz’altro tenteremo di pianificare con accordi con l’estero. Penso, ad esempio, alle compagnie low cost o ad alcune convenzioni con l’alta velocità ferroviaria. Poi ci sono casi che scopriamo sui social…».

Ovvero?
«Abbiamo scoperto che un’agenzia di Bari organizza pullman che partono dalla Puglia sabato all’alba per portare visitatori in fiera e in centro città per poi rientrare domenica sera. Non smetteremo di sorprenderci».

Vi sentite l’ancora di salvezza per alcuni vostri espositori?
«E’ innegabile che quest’appuntamento rappresenti per molte imprese un punto di stabilità dopo un anno di lavoro difficile. Ma anche per chi va meglio, Artigiano in Fiera è una manifestazione irrinunciabile. Non solo per le aziende italiane».

Qual è l’atteggiamento delle istituzioni di fronte al fenomeno Artigiano in Fiera?
«Io sono disponibile ad incontrare sempre tutti. Se vogliamo fare un ragionamento di sistema, ben venga. Ma non perdiamo tempo in tavoli inconcludenti: il mio problema è far crescere la fiera».

In parallelo c’è la sfida dell’online: come va la piattaforma Artimondo?
«E’ un altro viaggio nel viaggio, molto stimolante. Stiamo puntando sulle cosiddette “verticalità”: abbiamo individuato due grandi settori, il cibo e la cosmesi naturali, sui quali puntiamo a diventare certificatori di qualità».

Con quale differenza rispetto ad altri portali e-commerce?
«Vogliamo essere interlocutori di un mercato di prodotti sicuri, magari difficili da trovare in giro per il web, di qualità e al giusto prezzo, che non significa per forza basso».

Quali sono i mercati più interessanti?
«Ci stiamo concentrando su Germania, Inghilterra, Francia e sui Paesi del Nord. Mi piace pensare che chi compra sulla nostra piattaforma sia un cliente attento a come sta spendendo i propri soldi più che a quanti».

Una nuova ulteriore sfida…
«Non si smette mai di crescere».


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