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07. 05. 2021 13:23

Un coro di voci contro la DAD: «Temiamo che chi ci governa riapra solo gli ordini di scuola inferiori»

Parola a comitati e studenti: oggi un'altra giornata di mobilitazione nazionale contro la DAD

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Con la chiusura di tutte le scuole la protesta si sta allargando.  Il 21 marzo lo hanno dimostrato il successo della la manifestazione organizzata in piazza Duomo dalla neonata Rete Nazionale Scuola In Presenza (coordinata dal comitato A Scuola!) e del ritrovo al Parco Sempione ideato da Priorità alla scuola, comitato “animatore” anche dello sciopero e delle mobilitazioni di oggi.

«Siamo stati contenti di coinvolgere anche i genitori dei bambini delle elementari, visto che ora il diritto allo studio è negato anche ai più piccoli – dice a Mi-Tomorrow Stefania Cecchetti, presidente di A scuola! -. Ora però temiamo che chi ci governa riapra solo gli ordini di scuola inferiori. Per questo vogliamo mantenere alta l’attenzione sull’emergenza che riguarda gli adolescenti».

Quali sono le difficoltà più diffuse?
«Gli studenti delle superiori sono a casa da più di un anno. Stanno emergendo sempre di più disagi psicologici come la depressione, i disturbi alimentari, l’autolesionismo, i tentati suicidi. Lo stesso Ministero della Salute, che da sempre ha spinto per la chiusura delle scuole, ha pubblicato uno studio che evidenzia un aumento di questi casi del 30%».

Tutta colpa della Dad?
«La Dad sta minando la salute psicofisica di un’intera generazione di giovani, che non è quasi colpita dalla malattia provocata dal Covid-19. Istruzione non significa solo imparare nozioni, ma anche misurarsi con gli altri, dai compagni ad adulti diversi dai genitori. Non possiamo levare questo ai ragazzi! Inoltre il Governo vuol far passare la Dad come un’innovazione tecnologica».

Si spieghi…
«Parte dei fondi del Next Generation EU vorrebbero impiegarli per implementare la tecnologia per la Dad. L’innovazione tecnologica dovrebbe essere rappresentata piuttosto dall’insegnamento del Coding e della robotica. Il grosso dei fondi andrebbe invece utilizzato per sanare i mali storici della scuola, dagli edifici cadenti alle classi pollaio, fino alla mancanza di personale».

Quali sono le vostre prossime mosse?
«Siamo partiti a novembre con il presidio quotidiano davanti a Palazzo Marino. Ora invece siamo concentrati sul ricorso al Tar del Lazio per la chiusura delle scuole e sulla causa civile che alcune famiglie hanno intentato nei confronti di Regione Lombardia per aver subito danni a causa della Dad. Inoltre diamo il nostro supporto ai sit in dei comitati dei genitori davanti ad alcune scuole medie di Milano, organizziamo webinair sul tema del disagio giovanile e proseguiamo con il consolidamento della Rete Nazionale Scuola In Presenza».

Il racconto di Luca Biscuola (Liceo Volta): «Le ultime chiusure sembrano una presa in giro»

Luca Biscuola frequenta la quinta liceo scientifico Volta. A ottobre è stato il primo a organizzare le lezioni online davanti a Palazzo Lombardia: insieme ai ragazzi di altre scuole di Milano ha creato il comitato Studenti Presenti. «Abbiamo collaborato all’organizzazione della manifestazione in piazza Duomo di domenica scorsa. Nelle ultime settimane, però, al nostro presidio davanti alla Regione vengono sempre meno studenti».

Come mai?
«I ragazzi sono sfiduciati, mancano meno di tre mesi alla fine dell’anno scolastico e non è cambiato niente. Ora vogliamo capire come proseguire la nostra battaglia».

Dopo un anno di Dad c’è stato qualche cambiamento?
«No, anzi. L’introduzione delle ore asincrone (attività non in collegamento online) è una perdita di tempo: rispetto agli anni normali l’orario è stato ridotto del 20% e con le lezioni asincrone il numero delle ore diminuisce ancora. Intanto la tecnologia utilizzata è rimasta la stessa (io riscontro problemi di connessione tutti i giorni). In un anno siamo andati a scuola 40 giorni anziché 200».

Com’era andato il rientro a gennaio?
«Bene perché c’era stato il potenziamento dei mezzi pubblici e lo slittamento degli orari lavorativi. Le ultime chiusure sembrano una presa in giro anche nei confronti di chi aveva progettato questi cambiamenti».

C’è chi ha lasciato la scuola o che ha manifestato problemi psicologici?
«In Dad non siamo mai tutti presenti. Sfido chiunque a non avere problemi psicologici in questo periodo. Il nostro preside Domenico Squillace ha reso disponibile l’uso dei laboratori in presenza soprattutto per mantenere quel minimo rapporto fra scuola e studenti che si sta spezzando lentamente».

I genitori scrivono a Sala

Le mamme del gruppo Facebook La Lombardia riparte dai bambini hanno inviato una lettera al sindaco Beppe Sala per chiedere, in caso ne fosse in possesso, di rendere noti i dati dei contagi della seconda e della terza ondata per fasce d’età, per capire la reale correlazione fra l’apertura delle scuole e i casi positivi riscontrati.

«Abbiamo bisogno del vostro sostegno, non possiamo essere sempre noi genitori gli unici a chiedere la riapertura delle scuole. Ci vuole un grido forte da parte delle istituzioni perché stiamo perdendo Milano, le sue famiglie, i suoi figli». La stessa lettera è stata inviata al sindaco di Monza Dario Allevi che ha fissato un incontro con i genitori.

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