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16. 01. 2021 06:34

Doorways, una valigetta magica per evadere dalla solitudine

Doorways è un progetto realizzato da alcuni ragazzi dello Ied per la Fondazione De Marchi Onlus: i dettagli

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Una valigetta per evadere da una realtà fatta di pigiami e camici bianchi. Si tratta di Doorways, il progetto realizzato da alcuni ragazzi dello Ied per la Fondazione De Marchi Onlus, attiva da diversi anni nella lotta contro le emopatie e i tumori dell’infanzia.

Non chiamatelo semplicemente videogioco: il coding e la realtà aumentata si incontrano per portare attraverso il gioco un momento di spensieratezza ai bambini malati cronici della Fondazione “intrappolati” nelle loro stanze ospedaliere anche a causa della pandemia. Diletta Favaretto, una delle giovani studentesse ideatrici di Doorways, racconta com’è nata l’idea della “valigetta magica”.

Qual è la genesi di Doorways?

«Stavo iniziando a pensare al mio progetto di tesi e proprio in quel momento è arrivata allo Ied una richiesta di collaborazione da parte della Fondazione De Marchi».

Perché ti sei candidata immediatamente?

«Non volevo fare una tesi semplicemente fine a se stessa. Mi ha conquistato proprio la filosofia alla base di questo progetto: creare un qualcosa che potrà essere utile, portare in qualche modo del sollievo ed essere riusato nel tempo».

La Fondazione aveva richiesto esplicitamente la “valigetta magica”?

«No, il progetto iniziale era completamente diverso. Eravamo stati interpellati per elaborare il “Giardino delle Meraviglie” dell’istituto contro le emopatie ed i tumori dell’infanzia».

Ovvero?

«Si tratta di uno spazio esterno che la Fondazione utilizza per creare percorsi sensoriali ed applicare terapie particolari come quella del dolore. Il nostro obiettivo era ampliare questo spazio in chiave digitale».

E come lo avreste trasformato?

«Nel progetto iniziale io ed i ragazzi che hanno preso parte a Doorways, circa dieci, avevamo pensato di dotare il giardino di installazioni interattive che riproducessero i vari mondi della fiaba da noi ideata e dedicata ai piccoli malati cronici».

Ci racconti la storia?

«Si tratta dell’avventura di Fantasio, un gigante buono che è stato derubato delle note della sua trombetta dai suoi fratelli, i quali per dispetto le hanno sparse nei diversi mondi che poi caratterizzeranno l’avventura. Così il povero Fantasio si troverà a compiere missioni e peripezie nel mondo della fata, del pirata, dell’inventore e del sognatore».

Ma poi è arrivata la pandemia.

«Esattamente. A causa del coronavirus abbiamo dovuto sospendere il progetto, in quanto era impossibile realizzare fisicamente le installazioni. Inoltre con le nuove norme anti-Covid i bambini avrebbero avuto difficoltà ad utilizzarle o forse non avrebbero potuto neanche usufruirne».

Quindi?

«A settembre io e i miei colleghi ci siamo guardati in faccia (rigorosamente in streaming, ndr) e abbiamo pensato ad un’alternativa. Avevamo poco tempo a disposizione, anche perché da questo progetto sarebbe dipesa la nostra tesi di laurea. Qualcuno avrebbe voluto ancora attendere, ma data l’attuale situazione epidemiologica, abbiamo virato su un’alternativa».

Così è nato Doorways. Di cosa si tratta?

«Mantenendo fede alla storia del gigante Fantasio, abbiamo realizzato un kit di gioco racchiuso in una “valigetta magica”».

Cosa contiene?

«Aprendo la valigetta i bambini vedranno uscire letteralmente i mondi fantastici alla base dell’avventura di Fantasio. Scaricando poi l’app, disponibile sia per Android ed Ios, potranno giocare ed interagire direttamente con la valigetta, grazie alla realtà aumentata».

Cosa significa che potranno interagire?

«App e valigetta comunicano tra loro. Faccio un esempio: quando Fantasio supererà il mondo della fata, il paesaggio in origine grigio, si colorerà completamente di nuove tonalità. Altre divertenti “magie” sono state pensate per ciascun livello che il protagonista dovrà affrontare».

Come hanno reagito i bambini al gioco?

«Purtroppo a causa del Covid non abbiamo potuto far testare direttamente ai bambini Doorways. Ci sarebbe piaciuto vedere le loro reazioni mentre provavano il gioco. Ma pochi giorni fa abbiamo parlato con il responsabile della clinica De Marchi, che era piuttosto soddisfatto, quasi commosso. Ci ha comunicato che la valigetta era riuscita a centrare le esigenze dei piccoli ricoverati».

Quale futuro sogni per Doorways?

«Per il momento stiamo cercando di migliorarlo, anche testando nuovi materiali. Mi auguro possa essere diffuso anche in altre cliniche e possa diventare un piccolo antidoto alla solitudine dei bambini ricoverati in questo difficile periodo segnato dalla pandemia».

 

In breve

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