Lavoro o Università, la doppia anima del Gentileschi vince sempre

Gentileschi
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Per verificare lo stato di salute degli istituti tecnici, MI-Tomorrow ha incontrato Lorenzo Alviggi, preside del Gentileschi, da una parte liceo linguistico e dall’altra istituto tecnico economico turistico.

 

Lorenzo Alviggi
Lorenzo Alviggi

E’ vero che gli istituti vengono scelti ancora da una minoranza degli studenti?
«A livello numerico i tecnologici hanno registrato un boom negli ultimi 5/6 anni. La riforma del 2010, che ha “quinquennalizzato” i professionali, ha portato molti studenti che avrebbero fatto questa scelta, a iscriversi invece al tecnico. La conseguenza di questo cambiamento è che ora chi frequenta i tecnici ha una percentuale di insuccesso scolastico, soprattutto al primo anno, che arriva al 25%. Stiamo facendo un lavoro importante sul riorientamento, ma purtroppo molte volte ci si scontra con le famiglie, perché cambiare fa paura».

Quanti si iscrivono all’università?
«Anche se è ancora forte l’idea che l’università sia lo sbocco naturale solo dei licei, le cose stanno cambiando. Quasi il 60% dei ragazzi che si diplomano al Gentileschi sceglie l’università. Ritengo che gli istituti tecnici siano molto validi perché offrono un ampio ventaglio di possibilità sia per trovare lavoro, sia per scegliere qualsiasi facoltà universitaria. Ma dopo il diploma esiste anche una terza via».

Di cosa si tratta?
«Gli istituti tecnici superiori, ovvero percorsi biennali, o di un anno, organizzati da fondazioni a cui partecipano scuole e aziende, che prevedono metà del tempo in aula e metà in azienda. Il percorso ha una ricaduta occupazionale quasi del 100%. Queste scuole sono state inventante circa quindici anni fa, ma solo adesso stanno prendendo piede e funzionano, soprattutto in Lombardia».

Il progetto alternanza scuola-lavoro per voi è importante…
«Il Gentileschi ha iniziato a fare stage formativi già negli anni ’90, ben prima che si chiamassero “alternanza scuola-lavoro”, ed è un’esperienza molto formativa. Abbiamo un parco aziende di circa 160 fra tour operator, villaggi turistici, alberghi milanesi e aziende come Trenitalia».

Come insegnate le lingue nel vostro liceo?
«Il Gentileschi coordina il progetto “Site”: in accordo con le università americane ogni anno arrivano ragazzi laureati in lingue che danno il loro supporto per l’apprendimento dell’inglese. Stiamo investendo molto anche sulle certificazioni linguistiche, sugli stage e sulla mobilità internazionale».

Cos’è il linguistico quadriennale?
«Quando abbiamo proposto la nostra candidatura al Ministero dell’Istruzione abbiamo steso un programma che va oltre l’idea di svolgere in quattro anni il percorso normale di cinque. E’ strutturato soprattutto sulla trasversalità delle discipline, che il primo anno coinvolge matematica e fisica, il secondo l’area scientifico-tecnologica. Al terzo e al quarto si sviluppa un progetto sulle culture europee. Recuperando una settimana all’inizio e una alla fine dell’anno il monte ore complessivo risulta di poco inferiore rispetto a quello del liceo di cinque anni».

Serve a rendere gli studenti più competitivi a livello internazionale?
«In tanti Paesi le superiori finiscono prima. Ma soprattutto credo che questo sia un percorso di eccellenza. Nella nostra società tendiamo a cercare di uniformare, invece laddove ci sono le capacità è giusto dare ai ragazzi la possibilità di bruciare le tappe e di mettersi in gioco».

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