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18. 05. 2021 22:19

Milano, scuole “senza permesso”: i corsi per gli stranieri sfidano anche la pandemia

Viaggio tra le “Scuole Senza Permesso”: una rete che insegna la nostra lingua a migliaia di studenti, adulti e minorenni

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Si chiamano Scuole Senza Permesso, ma in 16 anni di attività si sono molto organizzate. Si tratta di una rete che mette insieme 30 fra associazioni, parrocchie, centri sociali e culturali che organizzano corsi di italiano per stranieri.

Le realtà, sparse per tutta Milano e in qualche comune dell’hinterland, possono contare su 600 volontari, che insegnano italiano a migliaia di studenti adulti e minorenni. Abbiamo incontrato quattro rappresentanti di queste associazioni.

Corsi. Alessandro Magni è uno dei coordinatori della Rete: «Faccio parte dell’associazione Amici del Parco Trotter. Il progetto Parole in gioco, partito alcuni anni fa, era rivolto inizialmente solo ai bambini immigrati della zona. Poi si è allargato anche ai loro genitori: prevede l’organizzazione di attività di doposcuola nel parco, corsi di italiano suddivisi su tre livelli di difficoltà, momenti di socialità per donne arabe».

Livia Molinari rappresenta la scuola Binari, che opera presso la Casa delle Associazioni del Municipio 1 (Via Marsala 8) e del Municipio 2 (Via Miramare 9). «Abbiamo più di 50 volontari e oltre 150 studenti, che aiutiamo a sostenere gli esami di certificazioni linguistica. Quando era possibile organizzavamo anche feste e serate al cinema Beltrade. Inoltre accogliamo 24 ragazzi del liceo Volta che partecipano alle nostre lezioni online per il progetto alternanza scuola-lavoro».

Stefania Stea, altra coordinatrice del gruppo, è di Todo Cambia, associazione nata nel 2001 da un collettivo di immigrati, che fino all’anno scorso era ospitata da Arci Ohibò: «Da quando il circolo ha chiuso la scorsa estate ci siamo appoggiati ad Arci LatoB di via Pasubio. Offriamo corsi di italiano per adulti e, in piccola parte, anche per minori. Abbiamo attivato anche uno sportello legale, che si occupa delle pratiche per ottenere la sanatoria per il permesso di soggiorno. Inoltre con le altre scuole curiamo uno sportello lavoro».

Fabio Mantegazza è uno dei fondatori di Scuole Senza Permesso; rappresenta la Scuola Popolare di Italiano per Stranieri di Rogoredo: «Nel 2021 compiamo 30 anni. Nel quartiere abbiamo potuto osservare il fenomeno migratorio fin dai suoi inizi. Ci sono molti meno studenti rispetto a 20 anni fa, perché l’ondata migratoria si è stabilizzata. In compenso vengono diverse donne che fino a dieci anni fa non uscivano di casa, ma che adesso, dovendo seguire i bambini con la scuola, hanno bisogno di imparare l’italiano. Inoltre, rispetto a qualche tempo fa, gli stranieri mirano a raggiungere un livello più avanzato per ottenere le certificazioni».

Dad. Quest’anno anche gli immigrati hanno dovuto affrontare la didattica a distanza. «Non tutti i volontari erano preparati, così abbiamo organizzato un corso interno – spiega Alessandro Magni – A ottobre poi eravamo di nuovo pronti a tornare in presenza: avevamo sanificato un intero padiglione del parco Trotter, preparato una serie di cartelli per far rispettare le norme di sicurezza, e poi, dopo neanche una settimana, abbiamo dovuto chiudere tutto».

L’abbandono scolastico è uno degli effetti della Dad, ma non per questi studenti: «Nonostante la situazione siamo riusciti a mantenere un contatto con loro. Per chi ha un livello di istruzione molto basso è stato complicato – spiega Magni – ma in generale l’obiettivo di sostenere gli esami li ha spinti a continuare a seguire le lezioni online».

Se si supera il livello A2 si può ottenere il permesso di soggiorno a lungo termine, mentre il B1 è utile ai fini della cittadinanza. Niente computer o tablet: gli immigrati hanno seguito il corso tutto tramite cellulare, e i “maestri” hanno dovuto adattare le lezioni a questo mezzo non proprio comodo.

Ma in alcuni casi la Dad ha mostrato il suo lato migliore. «Un anno fa il Comune di Milano ci ha chiesto aiuto per seguire una quarantina di adolescenti stranieri arrivati in Italia da soli, ospitati dalle comunità – racconta Fabio Mantegazza: «Così il progetto Scuola Remota è partito nel giro di una settimana, raccogliendo le adesioni di 60 volontari, che hanno seguito i ragazzi con un rapporto di un insegnante per ogni studente, o addirittura di due a uno». Il rapporto con i volontari spesso si trasforma in amicizia, e alcuni ex studenti «sono diventati a loro volta volontari, aiutandoci con le attività di accoglienza o con le traduzioni», conclude Stefania Stea.

A fine giugno i partecipanti ai corsi potranno sostenere gli esami in presenza presso il Centro Culturale la Tenda, convenzionato con il centro di certificazione Plida (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri). «In questo periodo di pandemia – prosegue Livia Molinari – il numero di volontari è aumentato molto, ma gli strati sociali più deboli sono diventati ancora pia fragili nonostante i tanti sforzi delle associazioni».

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