Gelateria Concordia
Gelateria Concordia

E’ uscito più o meno indenne dall’arrivo del cantiere, non godrà di sostanziali benefici dalla nuova fermata della linea 4 della metropolitana. Autore di questo singolare bilancio è Marco Serralunga, storico titolare della Gelateria Concordia che si trova nell’omonimo corso. A Mi-Tomorrow spiega come è arrivato a queste conclusioni in controtendenza con quelle di tanti sui colleghi alle prese con i lavori.

 

Marco Serralunga
Marco Serralunga

Il cantiere è di fronte al suo negozio, davvero non lamenta nessun disagio?
«Un po’ di fastidio, niente di più».

Come lo spiega?
«I controviali di corso Concordia sono rimasti aperti, la circolazione non è stata interrotta. Inoltre io mi trovo il cantiere a un lato della vetrina mentre sull’altro, che dà su Piazza Risorgimento, non ci sono problemi: ad ogni modo ciò che ha salvato tutta la zona è stata una decisione del Comune».

Quale?
«Hanno lasciato libero corso Indipendenza».

Forse è il tipo di attività che è impermeabile ai condizionamenti esterni?
«Non direi, posso citare il caso di una collega che due anni fa ha aperto una gelateria in via Solari, ha fatto un bell’investimento e poi è stata costretta a chiudere a causa del cantiere. Comunque posso dire che in questa zona ci sono stati altri disagi, cui ho sempre fatto fronte».

Per esempio?
«I lavori per la costruzione dei box auto, tra il 2000 e il 2010, avvenuta in due tranche: sono durati sei anni ma tutto sommato c’è andata bene, è stato uno dei pochi cantieri in città andato avanti senza intoppi».

Altro esempio?
«E’ ancora presente, si tratta dell’Opera San Francesco, arriva gente che beve, sporca: guardi in che modo hanno ridotto via Kramer».

E’ un’opera importante per la città.
«Sono d’accordo, è un opera meritoria cui do il mio sostegno con donazioni: il problema è che alcune persone che vengono qui non si comportano in modo dignitoso».

C’è qualche altro problema non legato al cantiere?
«Le politiche del Comune mirano a ridurre sempre più l’uso dell’auto, sono stati allargati i marciapiedi, è sempre più difficile se non impossibile trovare una zona dove sostare: in parte si può condividere e in parte no, certo i commercianti rischiano di essere penalizzati».

Il Comune sta sostenendo i commercianti penalizzati dai cantieri di M4.
«Certo, ho partecipato anch’io ai bandi, ci hanno aiutato. Il punto è che ci sono situazioni in cui non c’è bando che tenga, non è affatto sufficiente per chi ha un esercizio».

Cosa dovrebbe fare Palazzo Marino?
«Ci sono situazioni che non riguardano solo M4 ma tutti quei cantieri come piazza Novelli che durano all’infinito in cui è necessario che il Comune si faccia carico dei negozi reperendo i fondi adeguati ad impedirne la chiusura».

Quando chiuderà il cantiere di M4?
«Credo nel 2022».

Cosa cambierà?
«Per me non molto perché credo che la fermata sarà posta lontano da qui, diciamo che male non farà».

Se la fermata fosse di fronte alla gelateria?
«Cambierebbe tutto, offrirei il gelato al sindaco per tutta la vita».

Come auspica sarà ripristinato corso Concordia?
«Nel modo indicato dal Comune: i controviali lasciati liberi e pedonalizzati mentre il traffico scorre in mezzo. E pensare che all’inizio il piano prevedeva il contrario».

M4 farà bene a Milano?
«Senza dubbio, avere un collegamento diretto tra l’aeroporto cittadino e il centro è importante. In altre città queste cose le hanno fatte da tempo, adesso arriviamo anche noi».

DUE IPOTESI PER CORSO CONCORDIA
Per corso Concordia l’Amministrazione ha proposto due soluzioni: una prevede l’allargamento dei marciapiedi laterali che andrebbero a “inglobare” le corsie laterali destinate alla viabilità stradale, in questo modo si lascerebbe la circolazione e la sosta nel parterre centrale. La seconda ipotesi prevede la circolazione e la sosta nelle attuali corsie laterali, destinando a verde il parterre centrale.

ABBATTUTI DECINE DI ALBERI SECOLARI
Decine di alberi secolari sono stati abbattuti in Corso Concordia per consentire l’avvio del cantiere della M4 nel corso dell’estate del 2015. E’ stato un sacrificio non da poco se si pensa che si trattava di piante alte più di 20 metri.


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