largo augusto
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Il cantiere della M4 in Largo Augusto, i disagi, le difficoltà. Ma non solo. Sarà perché questa zona la conosce palmo a palmo, sarà perché ci vive da tanti anni, la conversazione con Rossella Mangiagalli finisce per dilatarsi affrontando via via la situazione del centro e gli assetti della Milano dei prossimi anni.

 

Quando inizia la storia de La Porta Blu?
«L’attività della famiglia è partita nel 1972, abbiamo iniziato come profumeria, poi tra la fine degli Settanta e gli inizi degli anni Ottanta abbiamo cambiato introducendo bigiotteria e accessori».

Largo Augusto è una sede felice per il commercio.
«Non è più come una volta: oggi gli uffici sono chiusi, si sono trasferiti in zona Sempione, a Porta Nuova, CityLife».

È una novità di questi ultimi anni.
«Diciamo che dopo Expo questa zona si è svuotata, è rimasto solo il Tribunale e il Policlinico: la gente qui è poca».

Anche di sabato?
«Sì».

Siete “vittime” dei nuovi quartieri?
«Non siamo a Londra dove se si riqualifica una zona si sta attenti alle ripercussioni sul centro, qui è accaduto che le attività si sono spostate da un posto all’altro. Questo ha determinato un momento difficile, tenga presente che se non lavoriamo noi significa che non lavora nessuno».

Poi è arrivato anche il cantiere…
«Il cantiere è una cosa successiva, prima c’è stato un ulteriore fattore che ha contribuito in negativo: mi riferisco alla proliferazione degli show-room che non portano lavoro, attirano gente solo una settimana l’anno, ovvero quella del design, come dimostra via Durini ormai desertificata».

Esiste, insomma, un problema centro città?
«Certo, il centro va rigenerato: ricordo che lo disse Pisapia appena eletto riferendosi in particolare alla zona del Verziere e di largo Augusto».

Veniamo alla M4.
«Il cantiere della metropolitana è andato ad aggravare una situazione già precaria. Prima hanno chiuso la strada perché dovevano realizzare i sottoservizi, poi sono stati rinvenuti reperti archeologici e così si andati per le lunghe: per un anno e mezzo il traffico è rimasto bloccato, in largo Augusto c’erano le paratie che lasciavano appena un metro di marciapiede».

Cosa è successo dopo il periodo di blocco del traffico?
«È stata ripristinata la circolazione in senso opposto e devo dire che questa novità ci ha agevolato. Però non basta, il problema da risolvere è il tappo di San Babila».

A cosa si riferisce?
«Chi arriva in San Babila se non conosce la città si spaventa vedendo il cantiere e torna indietro».

È un discorso che riguarda i turisti?
«Certo, il blocco di San Babila non consente il ricambio di tutta la zona. L’unico flusso di turisti qui ce lo dà un albergo, per il resto nulla».

Il Comune vi sta aiutando.
«Ho rischiato di non potere partecipare ai bandi perché, in base al numero civico del mio negozio, gli uffici comunali sostenevano che non fossi coinvolta con il cantiere. Solo l’intervento della ConfCommercio ha risolto la situazione consentendomi di partecipare: devo dire che in questo momento stanno svolgendo un ruolo molto importante, è grazie a loro se riusciamo a dialogare con il Comune».

Nel 2023, con l’apertura della fermata della M4, si volterà pagina?
«La nuova metropolitana va fatta, non ci sono dubbi. Sul fatto che avrò dei benefici ho qualche perplessità: noi intercettiamo il flusso diretto dal Tribunale e dal Policlinico verso la fermata di San Babila, con la nuova fermata potrebbe prendere un’altra traiettoria».


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