alessandro trezza
alessandro trezza

Quando Alessandro Trezza inizia a lavorare in banca a Milano, quasi 25 anni fa, mai si sarebbe immaginato che un giorno sarebbe diventato un imprenditore della ristorazione a New York. E invece il 43enne cresciuto a Seregno è diventato titolare, con la moglie Monia, di quattro attività a Brooklyn, dove oggi sono responsabili di 35 dipendenti. E cinque di questi sono milanesi.

Quella di Alessandro è la classica adolescenza che molti giovani brianzoli di oggi danno per scontata. «Una culla, con le partite di pallone e le scuole superiori tranquille». Il primo anno da tenere in considerazione per capire la sua storia è il 1995, quando trova un posto al Banco Commercio e Industria in via della Moscova: «Fui molto fortunato perché finanziarono il mio percorso di laurea triennale e il Master in Banca e Finanza in Bocconi».

Forte dell’investimento, prima Alessandro studia e lavora. Poi, terminati gli studi, inizia una doppia attività professionale. «Sono di famiglia umile, sarebbe stato impossibile per me fare la Bocconi da solo. Ma il doppio impegno mi è servito anche a tenere viva la grande passione per la ristorazione».

Oltre alla banca, Alessandro collabora per vari ristoranti milanesi. Nel 1997 diventa sommelier. E nello stesso anno, prendendosi tre mesi di pausa da Milano, scopre New York e l’universo dei ristoranti italiani. «Mi si è aperto un mondo e ho capito che prima o poi ci sarei finito».

Nel 2006, undici anni di banca dopo, cambia tutto. E parte dall’Italia, aprendo con la moglie Monia Albero dei Gelati, in Brianza. «Le parole-chiave sono state qualità, sostenibilità e rapporto tra terra e prodotto». Un bagaglio di valori che porta la gelateria ad avviare un’attività di cooperazione agricola, «siamo stati tra i primi a farlo», e ad aprire tre punti vendita in pochi anni.

Il salto oltreoceano è però nel 2014, quando Alessandro e Monia investono sull’America. E a Park Slope, a Brooklyn, aprono “Albero dei Gelati”. «È stato uno schiaffo in faccia all’inizio, perché qui è tutto diverso e nulla ti viene regalato». Alessandro capisce in fretta che il sogno americano esiste, ma «deve avere delle basi solide e tanto carattere: altrimenti torni a casa traumatizzato in poche settimane».

Le difficoltà sono molteplici. L’atteggiamento diffidente dei proprietari degli stabili, il rapporto freddo con i distributori americani, la fugacità delle persone. Oltre alla portata dell’investimento: «Non da poco, ma va detto che qui il mercato rende potenzialmente fino a cinque volte di più: non devi farti spaventare».

Anche perché lavorando bene i risultati arrivano. «Offrendo un prodotto diverso» e coltivando il rapporto con il cliente, «che deve essere coccolato in ogni momento della sua esperienza nel locale». Un metodo che ha permesso loro, nel 2016, di aprire Have&Meyer, un’enoteca con cucina che a Williamsburg, a Brooklyn, offre vini italiani al calice.

«La cosa che amo di New York è la multiculturalità del cliente: le persone arrivano da ogni parte del mondo, hanno una grande voglia di ascoltare e la nostra missione è raccontare loro quale storia c’è dietro a un vino e quali persone ci sono dietro a un prodotto».

Oggi Alessandro e Monia stanno bene qui. Sono in procinto di avviare una quarta attività, un ristorante torinese nel quartiere di Crown Heights, sempre a Brooklyn. E per domani non hanno dubbi: «A New York si lavora 7 giorni su 7, ma non c’è paragone: qui si può ancora sognare».

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I figli di Alessandro e Monia. Entrambi adottati, la seconda a New York, l’entrata in famiglia del primogenito ha rappresentato una grossa motivazione nella scelta di investire in America nel 2014: «Volevo e volevamo dare a nostro figlio la possibilità di scegliere e di vedere un mondo diverso da quello della Brianza»

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Le attività commerciali gestite da Alessandro e Monia, che si trovano in America con un visto da imprenditori e sono responsabili di 35 dipendenti in totale, di cui 5 milanesi. Il locale da cui è nato “Albero dei Gelati” nel 2014, a Park Slope, è stato diviso in due di recente ed è stato avviato, in un’entrata adiacente al primo locale, il ristorante “Terra”. Nel 2016 è stato invece avviata l’enoteca “Have&Meyer”. In questi mesi, infine, sta aprendo a Crown Heights D’Antan

Facce

Un aspetto importante dal punto di vista imprenditoriale, secondo Alessandro, è quello di mostrare i volti di chi lavora con le attività di cui è responsabile. «Ed è per questo che abbiamo deciso di inserire le foto dei produttori dei vini, al fianco delle bottiglie frutto del loro lavoro, nell’enoteca di Williamsburg».


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