Lara Scotton
Lara Scotton

Il produttore e scrittore Vince Hemingson disse che «se il corpo è un tempio, i tatuaggi sono le sue vetrate». Da via Mecenate a Manhattan, c’è chi di quelle vetrate ne ha fatto una vera e propria ragione di vita. Lara Scotton, cresciuta a Milano, ora è una tatuatrice di base a New York. E la sua storia si intreccia tra incoscienza e inchiostro, ai due lati dell’oceano.

 

Tutto ha inizio da Sesto San Giovanni, dove Lara cresce. Il punto di riferimento, però, è la casa milanese della nonna: «Passavo tutti i pomeriggi in via Mecenate, fino a quando ci siamo trasferiti a Cesano Maderno». A Cesano frequenta le scuole, ma la realtà le sta stretta: «Con amiche e amici uscivamo a Milano». La città che vive Lara si snoda tra Cadorna – base per tutti coloro che arrivano “da fuori” – e Parco Sempione, tra l’Acquatica, il Rolling Stone e i Magazzini Generali. Poi il trasferimento che la introduce al mondo dei tatuaggi: Londra.

L’esperienza londinese dura solo due anni, ma è preziosa. «Ho frequentato i primi studi che facevano tatuaggi e piercing e ho imparato il mestiere fra tanta gavetta». Fare gavetta, nel mondo tattoo, significa «capire come tenere lo studio pulito e igienicamente impeccabile, osservare e copiare, rispettare le persone ed essere precisi nel disegno». Anche se, ammette, «è un qualcosa che devi avere dentro». E lei ce l’ha, nonostante non fosse ciò che la sua famiglia si aspettava.

Perché in realtà c’è un volto che Lara nasconde: il lavoro nove-diciotto che non ti aspetti. «Al ritorno in Italia ho cominciato a vendere apparecchiature ospedaliere, ero una specie di rappresentante». Lo fa perché è «normale evoluzione del percorso scolastico che avevo scelto», ma non le piace. Così continua a tatuare nei weekend e nel 2005 arriva la svolta: «Con tre soci abbiamo aperto il primo negozio a Varese». Un’esperienza di tre anni che la porta di nuovo a Milano, in Porta Venezia. E poi al grande salto: l’America.

I maestri di Lara non tatuavano in modo assiduo a colori, come succede oggi. I tatuatori milanesi che volevano i colori, infatti, non più tardi di una trentina d’anni fa, dovevano andare fisicamente in America a comprarli. «Io, invece, in America ci ero andata per fare pratica: ho finito per rimanerci». Prima qualche mese a Los Angeles, dove incontra un ragazzo brasiliano, con cui si trasferisce a New York. Poi l’esperienza newyorkese. «Ero completamente disorganizzata, ho fatto questo salto senza farmi domande. E mi è andata bene, in un modo o in un altro».

Laura a lavoro
Laura a lavoro

Arriva New York in un periodo non ideale, l’anno dopo la crisi del 2008: «Si faticava a trovare lavoro». Ma già dal 2010 la situazione lavorativa va in crescendo e Lara non si volta più indietro. A Manhattan trova lavoro in due negozi, il secondo è quello dove tutt’oggi collabora, a Chinatown. New York è un ambiente «frizzante, diverso», dove l’arte urbana è ovunque: «Ho iniziato vivendo a Brooklyn e ho visto la città trasformarsi, i cambiamenti accadermi davanti agli occhi e i clienti aumentare».

Oggi Lara tatua a New York e ha clienti in giro per l’Europa, anche a Milano. Ma che cos’è, per lei, un tatuaggio? «È come vivere un viaggio con la persona che lo fa. I clienti si disegnano sulla loro pelle un pezzo di se stessi: il mio obiettivo è essere rispettosa di questa scelta». Oggi, da Manhattan. E domani? «Si dice che se superi i primi tre anni a New York, ci rimani. Io ne ho passati ormai più di nove…».

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2005

L’anno del primo studio di tatuaggi per Lara, aperto in collaborazione con altri tre soci: «C’era tanto lavoro a Varese, perché erano davvero pochi i negozi specializzati al tempo. Negli ultimi quindici anni il mercato è stato stravolto».

2009

L’anno in cui Lara si sposta a New York per alcuni mesi. Una delle prime volte fu sotto Natale e fu un’esperienza complicata: «Nevicava e dovetti prendere tre voli da Los Angeles: ebbi due scali inattesi a Las Vegas e in Florida».

Grandi tattoo

Uno degli obiettivi di Lara è quello di realizzare tatuaggi di grandi dimensioni per pochi clienti. Per questo il suo lavoro è quello di focalizzarsi sul rapporto umano e, quasi, di amicizia con chi decide di farsi un disegno. «Prendo accordi con persone in America, ma anche in Europa e in Italia, che fanno a puntate un tatuaggio molto grande. Può essere una schiena intera o una porzione del corpo».

Dove ci siamo incontrati

In una libreria giapponese a Bryant Park, uno dei parchi più amati di Manhattan, a New York.


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