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22. 06. 2021 10:55

Il Sanremo dei The Zen Circus: «La nostra verità è la musica»

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Dopo il debutto sanremese con L’amore è una dittatura, The Zen Circus racchiudono la loro esperienza ventennale nella loro raccolta Vivi si muore 1999-2019, confermando il loro nome tra le certezze del rock indipendente italiano. L’unico appuntamento live previsto per la band pisana sarà quello del prossimo 12 aprile al PalaDozza di Bologna.

Bilancio sanremese positivo?
«Certo, si è dimostrata un’esperienza assolutamente positiva. Essendo in quattro, il carico di questa kermesse musicale, televisiva e mondana è stato ripartito equamente. Ci ha sorpreso».

Cosa pensate delle polemiche dopo la finale del Festival?
«Di certo non siamo abituati a questo ambiente, ma sappiamo che ogni anno ci ritroviamo puntualmente a polemizzare su qualcosa. Sanremo è anche questo».

Uno dei versi più significativi in gara appartiene al vostro brano: «Esistere è giusto un momento, chi vive nel tempo muore contento». La musica deve tornare a focalizzarsi su questo?
«La nostra musica non racconta null’altro che la verità, non perché pretendiamo di averla a tutti i costi, ma perché si tratta semplicemente della “nostra” verità ed è quella che arriva al nostro pubblico».

Un nome su tutti che vi ha colpito?
«In questa edizione si è trovato di tutto: Achille Lauro ci ha colpito grazie a quell’arroganza e supponenza mostrata sul palco. Era più rockstar di noi».

Quattro ragazzi di provincia con pochi strumenti e tanta voglia di fare. La vostra storia può essere di esempio per i giovani?
«Per affrontare questo mestiere le nuove generazioni devono essere pronte a sostenere, al di là del grande entusiasmo, un carico di debiti non indifferente. Lo diciamo per esperienza personale, dato che agli inizi li abbiamo sostenuti anche noi, per procurarci il furgone dove caricavamo tutti gli strumenti. A fine mese con le rate da pagare era essenziale per noi muoverci per trovare i luoghi dove esibirci».

Questione di compromessi, insomma…
«In questo momento storico sembra tutto estremamente facile da raggiungere. Il nostro consiglio è quello di non scoraggiarsi dinanzi alle prime difficoltà. Avere anni di esperienza prima del grande successo può solo che essere positivo, vedi ad esempio Mahmood».

Il vostro rapporto con Milano?
«Da buoni provinciali l’abbiamo sempre vissuta con una certa soggezione. Quando ci presentammo per la prima volta al Leoncavallo, eravamo intimoriti, poi abbiamo imparato con il tempo a conoscerla e ad amarla. Si è dimostrata molto meno arcigna delle aspettative, in vie come Corso San Gottardo si possono trovare piccoli segreti tutti da scoprire».

Il centro della musica è qui?
«Si tratta dell’unica città effettivamente internazionale presente in Italia. Essendo un continuo cantiere aperto, sarà pronta ancora a sorprendere i suoi cittadini. Beati i milanesi che ne potranno godere in futuro».


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