cucimilano
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In un angolo di città radicalmente rivalutato grazie alla presenza della Fondazione Prada e del progetto tecnologico Symbiosis, quello adiacente allo scalo ferroviario di Porta Romana, spicca un bellissimo murales realizzato da Zed1 un paio di anni fa: CuciMilano, questo il suo nome, è però in pericolo.

LA DIATRIBA • Il murales, realizzato ad aprile 2017 da Zed1 (all’anagrafe Marco Burresi), rappresenta una sarta intenta a cucire a macchina le bandiere di tutto il mondo. Un inno alla Milano aperta, accogliente e internazionale che abbiamo sempre conosciuto. Ma facciamo un passo indietro: l’ostello apre nel 2015 e subito si impone come importante punto di riferimento in zona con i suoi alloggi creativi tra murales firmati dallo stesso Zed1 e oggetti unici di artigianato come poltrone ricavate da tapparelle o lampadari in ferro battuto.

Ma sorgono presto i primi problemi con Clear Channel, la multinazionale che gestisce la pubblicità presente sullo stesso muro di CuciMilano a cavallo tra le vie Brembo e Benaco, che avanza la richiesta di ampliare gli spazi pubblicitari a sua disposizione. Ad agosto 2017 i soci del Madama fanno così partire una raccolta fondi sulla piattaforma online Growish, che non raggiunge però i risultati sperati: i promotori decidono dunque di restituirli. Qualche mese dopo viene rinnovato il contratto tra Clear Channel e la proprietaria del palazzo. Da qui la nuova richiesta di modificare l’area pubblicitaria.

UNA CORNICE • Pochi giorni fa il Comune ha dato il suo ok perché Clear Channel possa modificare lo spazio pubblicitario mantenendo gli attuali 36 metri quadri (con un unico ingombro invece dei due attuali) ma con un’aggiuntiva cornice di dieci centimetri. Dalla società garantiscono che gli addetti faranno di tutto per preservare il disegno, ma dal Madama (i committenti dell’opera) sono preoccupati.

E questo nonostante CuciMilano faccia parte di Maua, il primo Museo di Arte Urbana Aumentata al mondo nato da un progetto vincitore del bando per le periferie promosso proprio dal Comune. A sorpresa, la diatriba prosegue da un anno e mezzo. Siamo giunti all’ultima puntata?


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