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17. 05. 2022 00:23

Festa del lavoro: 1 maggio, festa che non ha più senso?

Il lavoro, inteso come lo intendevamo 10, 20, 30 anni fa e oltre, non esiste più. Ha ancora senso festeggiarlo?

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Oggi, 1 maggio, come da tradizione è la Festa del lavoro ma c’è da chiedersi se questa festa, questa ricorrenza, abbia ancora il senso originario che gli era stato dato all’inizio della sua vita. Perché un dato incontrovertibile è questo: il lavoro, inteso come lo intendevano i lavoratori di 10, 20, 30 anni fa e oltre, non esiste più.

1 maggio, la Festa del lavoro: ma quale? 

Ben inteso, nessuno vuole sminuire quello che rappresenta la Festa dei lavoro e l’1 maggio, anzi. Ben venga che ci sia una celebrazione di chi lavora, vale a dire tutti noi. Nessun escluso. Ecco, questo è il dato: quello che una volta era inteso come un diritto, il lavoro appunto, oggi fatica ad essere riconosciuto come tale. Perché la storia economica italiana ma non solo ci ha spinto verso frange estreme, verso uno spezzettamento assurdo che nulla ha a che vedere con quella che era la sua idea primaria.

offerte di lavoro, operai, foto Unsplash
offerte di lavoro, operai, foto Unsplash

Lavoro, un mondo fatto di precari, flessibili e determinati

Analizziamo quanto accaduto nel corso anche solo degli ultimi 20, 30 anni. È sostanzialmente scomparso il «posto sicuro». Una volta se lavoravi per lo stato, le ferrovie, le poste e chi più ne ha più ne metta, eri apposto per tutta la vita. Ce lo insegna anche Checco Zalone con la sua rincorsa al posto fisso in «Quo vado»: la realtà italiana era quella. Ma oggi è tutto diverso: il posto di lavoro sicuro non esiste più. Come non esiste più l’idea che un lavoratore entri in un’azienda e ci rimanga per 40 anni, fino alla pensione. Motivo per il quale la festa del lavoro dovrebbe essere quella dei «determinati», dei flessibili, degli autonomi: ma tutte queste persone, il Primo Maggio, partecipano a cortei, manifestazioni, concertoni in Piazza? O è solo una facciata che ci piace vedere per nascondere i veri problemi? 

La festa del lavoro, del non lavoro, del lavoro ma non posso

E allora con la mente proviamo ad immaginare la festa del lavoro come una festa di chi magari il lavoro non ce l’ha, di chi è precario, di chi svolge una mansione ma senza il piacere di farlo solo perché deve portare a casa la pagnotta. Sarebbe bello che fossero loro, i lavoratori non lavoratori, i diversi, a sfilare per i cortei. Senza dimenticare le vittime del caporalato, i lavoratori in nero e così via: tutti hanno diritto a sfilare nella festa del lavoro, quindi perché chiamarla così? Buona festa del lavoro e buon primo maggio a tutti.

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