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21. 04. 2024 23:17

Cavo teso in viale Toscana, la verità di Alex Baiocco: «Era come un gioco, avevo bisogno di approvazione». Fermato uno dei complici

«Facevo il pagliaccio per assecondare i miei amici, ma non voleva essere una trappola», ha dichiarato il giovane al gip

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«Era un gioco senza regole, non c’era un’altezza prestabilita alla quale intendevamo mettere il cavo, in generale non c’è stata una programmazione della cosa, ma solo ‘prendi il cavo e tiralo’ (…), non mi rendevo conto dell’effettivo pericolo. Non doveva essere una trappola, era il nostro gioco che non doveva coinvolgere altri», ha spiegato durante l’interrogatorio reso al gip Domenico Santoro, Alex Baiocco, il 24enne milanese in carcere per aver teso un cavo di acciaio, con due amici complici, da un lato all’altro di viale Toscana mettendo così in pericolo di vita in particolare motociclisti e ciclisti.

Il racconto di Alex Baiocco

Il giovane, nella sua confessione in cui ha parlato di una «idea stupida» venuta perché si stavano annoiando, ha spiegato che la notte del 4 gennaio, quando attorno alle 2.00 i tre, che avevano bevuto, hanno tirato la fune, «eravamo molto scherzosi, continuavamo a ridere, io ho ritenuto di seguire il gruppo»: E poi quando «ci siamo resi conto che qualcuno ci osservava dalla finestra», ossia colui che poi ha chiamato le forze dell’ordine, «ci siamo spaventati e siamo corsi via. Questo è quello di cui io mi pento maggiormente perché mi sono reso conto che andava tolto il cavo dalla strada, ho detto ‘cavolo devo tornare indietro a togliere il cavo’».

Viale Toscana, cavo d'acciaio, foto Fotogramma, cavo teso in strada

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In quel momento «ho pensato che qualcuno si poteva fare male o che comunque avrebbe intralciato il passaggio» e «solo (…) in cella, ho riflettuto e capito che qualcuno poteva morire». Come riporta il provvedimento del giudice, Baiocco ha affermato più volte che non era loro intenzione fare «danni» e di non essersi subito reso conto «dell’effettivo pericolo». E che lui, quella sera «triste, con l’umore basso», ha pensato che uscire di casa gli «avrebbe fatto bene, ma certamente non era mia intenzione fare alcunché per fare del male a qualcuno».

Fermato un complice di Alex Baiocco

Il ragazzo ha tenuto a dire: «io stavo come facendo il pagliaccio per assecondare i miei amici che ad esempio mi avevano chiesto di entrare a casa mia dalla finestra. Quando stendevo il cavo che loro avevano ancorato da una parte, mi sentivo partecipe del gruppo ed avevo bisogno di approvazione». I carabinieri intanto hanno fermato uno dei due complici di Baiocco. Il fermo per blocco stradale è stato eseguito nella notte a Monza dai militari della compagnia Monforte. Il giovane, 18 anni, è stato portato in carcere sempre a Monza. Ora si sta rintracciando il terzo ragazzo.

Per il complice di Alex Baiocco la stessa accusa: blocco stradale

Secondo la ricostruzione il 18enne, nei cui confronti c’è un provvedimento di fermo che dovrà essere convalidato dai gip, avrebbe noleggiato uno scooter elettrico della Cooltra con cui, dopo aver teso il cavo, si è allontanato assieme all’altro ragazzo, Emanuele (come risulta dagli atti), il quale sta per essere rintracciato. La Procura di Milano inizialmente aveva contestato i reati di strage, attentato alla sicurezza dei trasporti e blocco stradale. Ma il gip Domenico Santoro, con il provvedimento di convalida dell’arresto e di misura cautelare in carcere per Baiocco, ha ritenuto di accogliere l’accusa di blocco stradale. La stessa per cui ora è stato fermato Di Rosa.

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