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07. 12. 2021 19:09

Non c’è mai lockdown per la violenza: le giornaliste di Mi-Tomorrow raccontano la “colpa” di esser donna

Il male subìto dalle donne non si ferma, mai. Le giornaliste di Mi-Tomorrow lo spiegano a loro modo, senza censure.

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È a dir poco impietoso il report “Tra retorica e realtà” curato da ActionAid che, in occasione della giornata di domani contro la violenza sulle donne, ha messo in luce il tragico racconto delle operatrici dei centri antiviolenza e delle case rifugio della Lombardia che in questo 2020 hanno dovuto combattere anche l’emergenza Covid e tutto ciò che ne è conseguito.

Già, perché proprio il lockdown – quello di marzo prima e quello “soft” di novembre – ha rappresentato uno dei momenti più a rischio per le donne maltrattate, che si trovano costrette a stare in casa con i loro “carnefici”, uomini violenti.

Come se non bastasse, la prima fase dell’emergenza ha drasticamente ridotto il numero delle volontarie nei centri d’ascolto, senza contare che in primavera operatrici e volontarie riuscirono a fornire solo supporto da remoto, via telefono e online. Per questo da ActionAid è partito un appello per chiedere alle istituzioni di creare un fondo di emergenza con risorse aggiuntive e prontamente disponibili e cabine di regia locali che garantiscano efficacia e coordinamento per le reti territoriali.

Da Palazzo Marino. Anche il Comune di Milano per domani ha scelto di mobilitarsi. E lo fa con il progetto “Viva Vittoria”, finalizzato proprio a sensibilizzare sulla parità di genere contro la violenza sulle donne.

Aperta a tutti, l’iniziativa consiste nella raccolta di “quadrati” di lana o di altro filato (50 centimetri per 50) realizzati a maglia o all’uncinetto, che poi verranno cuciti insieme (con un filo rosso, simbolo dell’unione tra le donne) a formare centinaia di coperte. Le coperte saranno poi esposte il 6 e il 7 marzo nella piazzetta davanti a Palazzo Reale in una speciale e scenografica installazione pubblica e vendute dietro libera offerta.

Il ricavato della raccolta fondi andrà a Telefono Donna e Svs Donna Aiuta Donna, due associazioni che si occupano di sostegno e cura delle donne maltrattate per il loro reinserimento nella società.

Rete. «La peculiarità del progetto milanese è quella di tentare di coinvolgere direttamente più persone possibili – spiega Daria Colombo, delegata del Sindaco alle Pari opportunità di genere –, che è poi il modo migliore per sensibilizzare. Abbiamo attivato una rete di punti per la realizzazione e la raccolta dei quadrati sul territorio, a partire dai Centri Milano Donna del Comune coinvolgendo anche sedi associative e negozi di quartiere che si riapriranno alla fine del lockdown. Viva Vittoria Milano inaugurerà a breve anche un proprio spazio in via Amatore Sciesa 20 all’interno del quale le coperte saranno cucite. E l’appuntamento finale sarà in piazzetta Reale per la Giornata della Donna. Spero che siano tante e tanti, giovani e meno giovani, a voler dare il proprio contributo».

I centri di raccolta sono indicati sul sito vivavittoria.it alla voce “Nuovi progetti” e sulla pagina Facebook Viva Vittoria Milano.

«TUTTI I GIORNI OCCORRE PARLARNE»

Margherita Abis

Spesso – anche come giornalisti – ci chiediamo a chi sia giusto dare voce e spazio in giornate come quella di domani. Alle donne, quelle che hanno tanto da raccontare e un episodio da denunciare, quelle che cercano il meccanismo per uscire da situazioni pericolose o quelle convinte di essere troppo fragili per poterle affrontare. Oppure alle bambine, quelle costrette a mantenere un segreto, quelle manipolate, che hanno già conosciuto il lato oscuro del mondo o quelle che da sempre sanno di poterlo cambiare. Ma la verità è che, tutti i giorni o una volta l’anno, tutte le donne che subiscono ingiustizie devono poter parlare.

«UNA CELEBRAZIONE FIGLIA DELLA SOCIETÀ»

Benedetta Borsani

Una società che ha bisogno di “celebrare” una giornata contro la violenza sulle donne, inventare corsi di difesa femminili, quote rosa, un reato dedicato (femminicidio), storpiare la lingua italiana al femminile e quant’altro, ha fallito. Specie nell’educazione degli “uomini”. Mi chiedo se l’esplosione di tutta questa disumana violenza maschile contro le donne (che sia fisica o sessuale, psicologica o economica) non rifletta altro che l’immagine della nostra società stordita dalla caduta di ogni valore di riferimento: famiglia, diritto naturale, sostegno e complementarietà tra uomo e donna. La trasgressione è diventata la normalità legalizzata.

«STOP A QUESTO MONDO PATRIARCALE»

Lavinia M. Caradonna

Catcalling. Body shaming. Slut shaming. Victim blaming. Revenge Porn. Mi fermo qui, ma potrei continuare con quelle che per la maggior parte delle persone suona come una fila di vocaboli, perdipiù in inglese. Vocaboli con cui moltissime donne sono costrette a confrontarsi ogni giorno, perché la violenza è subdola e nei confronti delle donne ha da sempre molteplici forme. Le parole, però, costituiscono anche la nostra resistenza; solo dando loro il giusto senso e il giusto peso riusciremo a deviare quanto più possibile la direzione patriarcale delle nostra società per essere, finalmente, libere.

«UN VECCHIO VIRUS DA COMBATTERE»

Anna Cecconello

In questi mesi stiamo lottando contro un nemico invisibile, ma anche la violenza contro le donne è un male che spesso non vediamo. Lo stereotipo dell’inferiorità femminile è così radicato nella nostra società che troppo frequentemente lo accettiamo finché non degenera in violenza fisica. Ma ci sono tante altre forme da contrastare: insulti sessisti rivolti con leggerezza, giustificazioni agli autori di soprusi e quel credo che ci vede brave… ma solo per certi contesti. Anche questo è un virus da combattere tutti insieme.

«ASCOLTATE LA BALLATA TRISTE DI NADA»

Katia Del Savio

Non ho mai amato le giornate “commemorative”, perché trovo che in queste occasioni l’ipocrisia e la banalità siano dietro l’angolo. È vero anche che se non ci fossero questi appuntamenti fissi, di temi come la violenza sulle donne non si parlerebbe mai, al di fuori dei singoli fatti di cronaca, raccontati spesso con odiosa morbosità. Violenze e femminicidi si possono frenare partendo dal basso, da esempi concreti di parità di genere mostrati fin dall’infanzia da famiglia, scuola, mondo del lavoro e mezzi di comunicazione. Un consiglio musicale: Ballata triste di Nada.

«DOVE VAI CON QUELLA GONNA?»

Federica Ghizzardi

Atto I

Lei: «Amore, ho deciso: mi iscrivo in palestra»

Lui: «Perché?»Lei: «Voglio tornare in forma»

Lui: «Ma che dici. Per me stai benissimo così»

Lei: «Mi sono appesantita e non mi sento a mio agio…»

Lui: «Ti ho appena detto che, per me, sei in perfetta forma. Discorso chiuso»

Atto II

Lui: «Dove pensi di andare con quella gonna?»

Lei: «In ufficio… È sotto al ginocchio…»

Lui: «Da chi ti devi far vedere in ufficio, con la gonna “sotto al ginocchio”… Eh?!»

Lei: «Da nessuno… Non mi sembra esagerata»

Lui: «Fammi il piacere, cambiati e non mi prendere in giro»

Non serve che lui alzi le mani.Anche questa è violenza.

«IN PIEDI SIGNORI, DAVANTI A UNA DONNA!»

Marta Mereghetti

Violenze psicologiche, economiche, religiose e fisiche, stalking, ferite, femminilità violata, abusi sessuali, femminicidio, amore criminale con la scusa dell’amore. Negare la libertà, tarpare le ali, ridurre, chiudere, cancellare.
Stop. Capire, educare, cambiare, prevenire, riconoscere, affrontare. Ad oggi, non c’è soluzione: Donne e Signori attendono la rinascita nella violenza di genere. «In piedi Signori, davanti a una Donna!». William Shakespeare.

«NON LASCIO MIO FIGLIO CON UNA PUTTANA»

Serena Scandolo

«Uccisa dentro». Così ha detto di essersi sentita una maestra d’asilo di Torino quando, dopo essere stata VITTIMA di revenge porn, è stata costretta alla gogna pubblica da altre donne, coloro che dovrebbero esserti al fianco e riconoscere sempre i modi più subdoli di fare violenza, non solo nella Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Invece: «Se denunci, mando tutto alla dirigente scolastica». «Se non ti dimetti, una mamma potrebbe presentarsi al mattino dicendo: io non lascio mio figlio con una puttana».

«LA NOSTRA PRIMA DIFESA È CULTURALE»

Manuela Sicuro

In un momento come questo in cui la parola speranza è più che mai importante, mi piacerebbe raccontare di una realtà diversa, in cui il rispetto per le persone in quanto tali e non solo perchè donne, fosse il punto di partenza per tutti. Mi piacerebbe che le donne fossero capaci di educare i propri figli al rispetto dell’altro, ma che fossero anche forti e coraggiose nel denunciare quelli che, da incapaci, fanno della violenza, fisica e verbale, la loro via d’uscita e la loro normalità. Mi piacerebbe che la normalità fosse diversa. La nostra prima difesa è culturale.

«TUTTO PERCHÉ NON SI ACCETTA DI PERDERLA»

Milena Sicuro

La violenza sulle donne non solo è sinonimo di abusi, soprusi e maltrattamenti fisici. Ad essere violata, talvolta, è l’immagine della donna, calpestata per la sua bellezza, autentica, ma fastidiosa per chi non accetta di perderla. Il caso di Gessica Notaro, la cui bellezza da Miss Italia ha dovuto fare i conti nel 2017 con la ferocia dell’acido scagliato dall’ex Edson Tavares, non trova ancora oggi un definitivo colpevole per la giustizia. Dopo una prima condanna a 15 anni, la Cassazione deve ancora pronunciarsi sul ricorso che rivendica la non colpevolezza. La colpa di Gessica, invece, è di aver amato la persona sbagliata, di essersi fidata di chi l’ha privata non solo della bellezza, ma della sua identità.

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