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25. 04. 2024 09:13

Milano, un Natale amaro per i commercianti: migliaia di botteghe a rischio chiusura

I commercianti dei negozi al dettaglio sono in attesa di nuovi provvedimenti: i possibili scenari

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Non sarà un Natale “grasso” per i commercianti milanesi. Tutti i commercianti costretti ad abbassare le saracinesche durante questa seconda ondata, ovvero abbigliamento, casalinghi, arredamento ed altre categorie, sono in attesa delle decisioni che tra il 27 novembre e il 3 dicembre potrebbero portare la Lombardia da zona rossa a zona arancione. Ciò significherebbe riapertura, ma a che prezzo?

Rischio chiusura. Sono circa 12.000 le botteghe che potrebbero riaprire con il nuovo Dpcm, ma la preoccupazione più grande è quanto potrebbero incassare durante il mese di dicembre. Da un lato le restrizioni restanti avranno ancora un certo influsso, dall’altro la concorrenza spietata dell’online e dei grandi centri commerciali che riduce le possibilità d’incasso per i piccoli negozi.

«Rivolgetevi ai negozi sotto casa, agli esercizi di vicinato — lancia un appello l’assessore alle Attività produttive, Cristina Tajani — e utilizzate la mappa online del Comune con gli esercizi che fanno consegna a domicilio. Non c’è solo Amazon che porta la merce a casa».

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Tuttavia il presidente di Confcommercio Milano, Marco Barbieri, non è per nulla ottimista e chiede al Comune di far qualcosa in più. «Il Comune a causa della pandemia sta vivendo delle difficoltà economiche — afferma Barbieri —. La nostra proposta è: invece di fare bandi per dare contributi ai negozi, il Comune non chieda soldi. Non chieda l’Imu, la Tari, la Cosap, il canone di concessione per il tempo che i negozi sono rimasti chiusi durante il lockdown. Si rivalga sul Governo per le risorse mancanti. Lo dico perché i fondi destinati ai ristori sono pochi, hanno tempi lunghi e lasciano sempre fuori qualcuno».

Anche sulla proposta di aumentare gli orari di apertura fino alle 22 ha alcune riserve. «Chi attrae la gente? I bar i ristoranti – conclude Barbieri -. Se questi sono chiusi le persone non escono e i negozi non hanno convenienza ad aprire».

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