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28. 01. 2022 23:15

Smart working: da pratica isolata a necessaria soluzione anti-coronavirus

Milano, il lavoro agile è realtà

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Lo “smart working” si evolve. Se prima serviva un accordo individuale tra azienda e lavoratore, secondo la legge 81/2017, ora le imprese possono attuare il lavoro agile immediatamente, senza aspettare.

 

Milano segue così gli esempi della Cina, dove il coronavirus ha imposto “il più grande esperimento di smart working mai messo in atto”, con milioni di lavoratori costretti a casa per la quarantena obbligatoria ma al lavoro con telefono e computer.

Di regola – come detto – per l’avvio del lavoro agile occorre un accordo individuale lavoratore-aziende, che specifichi nel dettaglio tempi e modi di utilizzo degli strumenti che permettono di lavorare da remoto, e cioè pc portatili, tablet e smartphone. La legge garantisce ai lavoratori agili parità di trattamento economico e normativo rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie.

Tale accordo, che prevede la tutela in caso di infortuni e malattie professionali, va registrato sul portale del Ministero del Lavoro. Basta superare solo qualche pregiudizio. E cioè che solo la presenza in ufficio sia garanzia di risultato.

I dati.
 Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, opera in smart working il 58% delle grandi imprese, si tratta di 570.000 lavoratori. Tra il 2018 e il 2019 c’è stata una crescita del 20%. Insomma l’emergenza rappresenta una grande sfida anche sotto il profilo dell’evoluzione del lavoro: se lo smart working si affermasse come una buona soluzione per superare le difficoltà temporanee, significherebbe anche poter dare maggiore spazio in futuro a modelli di organizzazione che prediligono la flessibilità. Senza contare i benefici sul traffico cittadino e, quindi, sull’aria di Milano.

Senza lavoro. Fin qui lo smart working, ma ci sono anche quelle imprese che non godono di alcuna prestazione dei lavoratori. Visto che la scelta dipende dalla tutela della salute pubblica, il Governo sta studiando una forma di protezione per quei datori di lavoro che si ritrovano a pagare dipendenti senza averli disponibili. Lo strumento sarà la cassa integrazione ordinaria, ma per intervenire anche sulle realtà più piccole si ragiona di far intervenire il Fondo d’Integrazione salariale (formalmente attivabile da tutti i datori di lavoro, anche non organizzati in forma d’impresa, che occupano mediamente più di cinque dipendenti) o la cassa in deroga.

Dalla Regione arrivano gli incentivi, fino a 7.500 euro per le piccole imprese

Regione Lombardia ha approvato un avviso per finanziare l’adozione di piani aziendali di smart working finalizzato a promuovere modelli innovativi di organizzazione del lavoro. Il bando è rivolto ai datori di lavoro con almeno tre dipendenti che non hanno ancora introdotto il lavoro agile, per servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale, e per l’acquisto di “strumenti tecnologici”. In particolari gli interventi sono articolati in attività preliminari all’adozione del piano di smart working, formazione rivolta al management/middle management, avvio e monitoraggio di un progetto pilota. Per quanto riguarda la strumentazione sono ammessi acquisti di hardware (notebook, smartphone, accessori) e software (funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità smart working).

smart working - incentivi
smart working – incentivi

Come fare. Il finanziamento è pari a 4,5 milioni di euro, suddivisi in 3 milioni per il supporto all’adozione di piani e 1,5 per gli strumenti. L’agevolazione è concessa sotto forma di voucher aziendale il cui valore varia in relazione al numero di dipendenti delle sedi operative/unità produttive attive e localizzate sul territorio di Regione Lombardia. La domanda di finanziamento deve essere presentata esclusivamente online sulla piattaforma informativa Bandi online all’indirizzo bandi.servizirl.it a partire dalle 12.00 del 2 aprile fino ad esaurimento della dotazione finanziaria e comunque non oltre le 17.00 del 15 dicembre 2021. I voucher sono assegnati a sportello, in base all’ordine cronologico delle domande, previa istruttoria sulla verifica dei requisiti di ammissibilità del bando.

Infografica

N° di lavoratori   Imp.tot. del voucher     Per l’azione A –             Per l’azione B –

                                                               Adozione del piano    Attuazione del piano

Da 3 a 10 dipendenti    € 7.500,00                € 5.000,00                         € 2.500,00

 

Da 11 a 20 dipendenti   € 10.500,00             € 7.000,00                         € 3.500,00

 

Da 21 a 30 dipendenti    € 15.000,00            € 10.000,00                       € 5.000,00

 

Olltre i 30 dipendenti       € 22.500,00           € 15.000,00                        € 7.500,00

 

Smart working, alcuni esempi

Il caso Luxottica
Luxottica per fronteggiare il Coronavirus ha alleggerito le presenze nella sede di Milano potenziando lo smart working, lasciando ai responsabili di struttura e ai dipendenti la libertà di gestirsi in base alle esigenze specifiche e di accedere alla sede se utile. Bloccate le trasferte da e per l’Italia e tra sedi italiane, a meno che non siano necessarie e vagliate dai responsabili degli uffici, con indicazione di ridurre al necessario gli accessi nelle sedi di operatori esterni, cioè consulenti e fornitori, in particolare dalle zone a oggi più colpite.

Il caso Cattolica Assicurazioni
Anche Cattolica Assicurazioni ha adottato una serie di precauzioni per i dipendenti, consulenti e fornitori che hanno accesso alle sedi del gruppo, nell’ambito delle iniziative per contrastare il contagio da coronavirus. Tutti i dipendenti e collaboratori sono stati invitati ad operare per questa settimana in modalità smart working, anche oltre i già previsti due giorni a settimana. Esclusi anche i trasferimenti tra le sedi di gruppo di Verona, Milano e Roma e i viaggi di lavoro in Italia e all’estero.

Il caso Allianz
Allianz Italia ha adottato una serie di misure in favore dei dipendenti delle sedi di Milano e Torino per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Nella torre di Milano di Allianz si è registrata la presenza della metà dei 2.600 dipendenti. Il personale, infatti, ha usufruito dello smart working. Nella sede di Citylife sono chiusi il bar al ventitreesimo piano della Torre, mense e palestra. E’ vietato spostarsi tra i piani; i dipendenti devono rimanere al piano del proprio ufficio. E’ stato raccomandato l’utilizzo del badge per il funzionamento degli ascensori nella torre di Milano, per non utilizzare la tastiera.

Il caso Vodafone
Vodafone, a seguito delle azioni intraprese nelle ultime ore dalla Regione Lombardia, ha ulteriormente intensificato le misure di controllo e prevenzione della diffusione del coronavirus. I dipendenti della sede del Vodafone Village di Milano devono lavorare in smart working. Il Theatre resterà chiuso tutta la settimana. Il Customer Care di via Bensi, il Security Operations Center (SOC) e il Network Operations Center (NOC) della sede di Milano garantiscono la continuità del servizio con turnazioni ad hoc. Agli ingressi sono previsti controlli della temperatura.

Il caso Tim
Nelle regioni oggetto delle ordinanze, Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna Tim ha deciso di sospendere gli interventi tecnici non urgenti mentre per gli interventi non rinviabili saranno adottate tutte le misure e dotazioni necessarie ai tecnici per operare in totale sicurezza. Tra le misure messe in campo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus il gruppo ha favorito l’accesso allo Smart working e incentivato l’utilizzo di strumenti di comunicazione a distanza per limitare gli spostamenti.

Il caso Eni
Dopo aver subito lasciato a caso in quarantena i lavoratori della zona del Lodigiano, focolaio del coronavirus, Eni ha deciso di limitare le trasferte in Italia e all’estero del personale a quelle indispensabili (quali quelle connesse alla continuità operativa dei siti produttivi), massimizzando il ricorso agli strumenti di video/call conference.

Smart working: domande e risposte

Che cosa succede ai lavoratori con sintomi da coronavirus tenuti in osservazione?Dovendo rinunciare al lavoro, il lavoratore si ritrova in un caso assimilabile a tutti i casi di ricovero per altre patologie o interventi. L’assenza deve così essere disciplinata secondo le previsioni, di legge e contrattuali, che riguardano l’assenza per malattia, con le conseguenti tutele per la salute e la garanzia del posto di lavoro.

smart working - domande e risposte
smart working – domande e risposte

E se il lavoratore si mette in quarantena volontaria?
Si configurerebbe il “comportamento di oggettiva prudenza”. Di fatto, è assimilabile alle prescrizioni della normativa d’urgenza come le ordinanze emesse dalla Regione Lombardia.

Può un lavoratore assentarsi per paura?
In assenza di indicazioni dalle Autorità, un’assenza determinata dal semplice timore di essere contagiati, non consente di riconoscere la giustificazione della decisione e la legittimità del rifiuto della prestazione. Si realizza così l’assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, con conseguenti provvedimenti disciplinari fino al licenziamento.

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