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24. 05. 2022 17:45

Da Milano alla Romania per aiutare i profughi ucraini: l’ultima tappa del consigliere comunale Giungi

Il racconto del consigliere milanese Alessandro Giungi volato in Romania per aiutare i profughi ucraini tra le tende allestite dal progetto Arca

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Riportiamo qui di seguito il racconto spedito dal consigliere di Milano, Alessandro Giungi, attualmente in Romania con il progetto Arca per fornire aiuto umanitario ai profughi ucraini che scappano dal confine.

Una nuova tappa nel viaggio del consigliere Giungi

È arrivato il momento di accompagnare il mitico Presidente di Progetto Arca, Alberto Sinigaglia, in dogana per cercare di capire come poter aiutare i profughi che cercano di scappare dal loro Paese. La frontiera è a pochi chilometri da Syret e la situazione ci appare subito drammatica: parlando con i cittadini ucraini che riescono a superare il confine rimaniamo sconvolti nel sentire che le code in auto arrivano fino a 20 ore e quelle a piedi fino a 4 ore.

Apre il cuore vedere che moltissimi volontari e organizzazioni quali la Croce Rossa attendono chi passa la dogana con cibo e vestiti ma rimane terribile pensare ad attese così lunghe, con questo freddo terribile, in particolare per i tantissimi bambini, anche di piccolissima età, che vediamo passarci vicino. Alberto mi confida che il prossimo step di Progetto Arca potrebbe essere quello di iniziare a operare stabilmente dentro i confini dell’Ucraina ma ovviamente è una cosa che va ben preparata e organizzata.

Torniamo al campo di Milisauti ed è il momento dei saluti: io, Alberto e suo figlio Samuele torniamo in Italia, mentre Simone e Nicolas restano per continuare a gestire l’accoglienza nel campo e per preparare l’arrivo, martedì prossimo, di altri volontari. Torniamo a Milano con il mitico camper Cucina Mobile e con il Ducati a 3 posti. Ma prima di partire ci salutiamo tutti con un grande abbraccio, legati dalla certezza che non finisce qui…mentre stiamo per uscire dal campo vediamo negli specchietti Luciana, una signora rumena, volontaria addetta alla cucina, che ci rincorre sbracciandosi.

Ci fermiamo immediatamente temendo il peggio ma Luciana vuole solo consegnare un vasetto di peperoni sottolio a Alberto, che ne va ghiotto. Davvero queste signore volontarie sono state utilissime e di grandissima gentilezza. Ci aspetta un viaggio molto lungo e all’inizio con una compagna che davvero avremmo volentieri evitato: la neve. Che si presenta sia con fiocchi ghiacciati che si infrangono sul parabrezza, sia accumulandosi ai lati della strada. Ma il viaggio prosegue comunque sereno fino alla frontiera di Petea tra Romania e Ungheria. È possibile accodarsi in una delle 5 fila che portano al controllo passaporti e contiamo di cavarcela in fretta, avendo all’incirca una quarantina di auto prima di noi. Mai previsione fu più sbagliata!

Rimaniamo bloccati 10 ore, tra le 23 e le 9 di questa mattina a causa della macchinosità e della lentezza dei controlli posti in essere dai doganieri ungheresi. E in queste 10 ore vediamo bambini in lacrime piangere nelle macchine e in generale, moltissime persone scese dalle auto, con una temperatura ampiamente sotto lo zero, vagare per cercare un bagno o un qualunque tipo di ristoro, a fronte di 2 bagni chimici e di null’altro. E basta fare qualche passo tra le vetture ferme per rendersi conto che hanno quasi tutte la targa ucraina.

Ma quale può essere la ragione che spinge a infliggere ulteriori sofferenze e disagi a chi scappa dalla guerra e spesso e volentieri ha perso i famigliari? È una domanda non retorica ma che ci interroga sull’Istituzione Ue e sui valori su cui si basa. Non è possibile che uno Stato membro chiuda gli occhi davanti a una simile tragedia e anzi renda ancora più difficoltosa la libertà di movimento per chi ha perso tutto e cerca solo di raggiungere un amico o un parente che potrà aiutarlo nella sua nuova vita.

Siamo a qualche ora dall’arrivo a casa, dove troverò i miei monelli Andrea e Leonardo. Cercherò di non svegliarli ma dovrò per forza abbracciarli forte.

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