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22. 01. 2022 18:35

Morti nelle Rsa, dopo l’archivizione per il caso Trivulzio parlano i parenti delle vittime: «L’assoluzione è una follia»

Dopo diciotto mesi di battaglia, i familiari delle vittime nelle RSA per il Covid hanno visto sgretolarsi le ultime speranze di giustizia. Oggi a mezzogiorno la conferenza stampa dell’associazione Felicita

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Era l’8 marzo 2020 quando la Regione Lombardia emanò una delibera che consentiva alle RSA di ospitare i pazienti con sintomi da Covid. A partire da quelle data, nella sola struttura del Pio Albergo Trivulzio, sono morte oltre 300 pazienti.

Nell’ultimo anno e mezzo i parenti delle vittime hanno condotto una lunga e difficile battaglia legale per ottenere giustizia, ma pochi giorni fa la procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del caso, sottolineando la mancanza di responsabilità da parte del dirigente del PAT Giuseppe Calicchio e dei suoi collaboratori. Un sollievo per loro, un nuovo incubo per chi ha già dovuto patire per un lutto. Tra loro Giulia Calisi, membro dell’associazione Anchise, che in quei mesi ha perso la suocera senza poter nemmeno dirle un ultimo “ciao”.

Giulia Calisi: «Al Trivulzio scelte scellerate»

Come si sente dopo la richiesta della Procura di archiviare il caso?
«Non mi aspettavo miracoli, ma abbiamo sperato fino all’ultimo. Quello che fa più male è l’assoluzione totale di chi è responsabile di questa tragedia. È una richiesta che da un lato mi fa soffrire al pensiero di non poter avere giustizia per mia suocera e dall’altro provoca in noi un’immensa rabbia. Come si può pensare che non ci siano delle responsabilità?».

Giulia Calisi
Giulia Calisi

Il governatore Fontana ha parlato anche di una «speculazione indegna» contro la Regione.
«Negli altri Paesi europei molti politici si sarebbero dimessi per molto meno. È stato il suo assessorato al Welfare ad emanare quella famosa delibera che permetteva alle Rsa di accogliere i pazienti Covid. È stata una questione economica: il Trivulzio e le altre Rsa hanno accettato per avere in cambio i soldi della Regione. Delle alternative esistevano già all’epoca, come gli hotel dismessi che sono stati utilizzati solo in un secondo momento».

Che cosa farete adesso?
«Certamente la nostra battaglia non termina qui. La nostra associazione fa parte di un coordinamento nazionale: tutti insieme stiamo già pensando alla nuova strada da intraprendere. Nei prossimi giorni incontreremo un avvocato penalista per studiare al meglio le contromosse. Non ci fermiamo».

Che cosa resta di questa vicenda?
«Moltissimo sconforto e la consapevolezza che in Italia non ci sia giustizia. Nelle RSA abbiamo avuto morti non solo durante la prima ondata, ma anche durante la seconda e la terza. Pensavo che almeno si facesse qualcosa per migliorare i protocolli di sicurezza. Invece, ribadisco, siamo qui a parlare di un’assoluzione totale. Follia».

Oggi alle 12.00 in via Salvini una conferenza dell’associazione Felicita farà il punto sul futuro piano d’azione dei parenti delle vittime. Perché «non può finire così».

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