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07. 12. 2021 09:20

Milano, presentato un esposto per il sequestro preventivo del Cpr di via Corelli

Un dossier realizzato dai senatori De Falco e Nocerino mostra le condizioni disumane del Cpr e chiede il sequestro della struttura

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Si chiama “Dei delitti e delle pene”, come il celebre testo di Cesare Beccaria, il report prodotto dal senatore Gregorio De Falco e la senatrice Simona Nocerino sul Cpr di via Corelli a Milano. Un lavoro che nasce da una visita ispettiva al centro di detenzione effettuata dai due senatori durante il mese di giugno e dal quale emergono situazioni di disagio psicofisico e violenza sui detenuti. Proprio per tale motivo è stato presentato un esposto per il sequestro preventivo del Cpr.

Al Cpr di via Corelli tentativi di suicidio e violenza

Nella fattispecie sono stati presentati due esposti. Il primo riguarda la denuncia degli ospiti che hanno raccontato di pestaggi da parte delle forze dell’ordine il 25 maggio 2021. Per questo evento si ipotizza il reato di lesioni e tortura aggravata in concorso. Il secondo esposto invece chiede la sospensione preventiva del Cpr di via Corelli per la mancanza di siponibilità di cure mediche specialistiche all’interno.

Il dossier racconta nel dettaglio le condizioni e il disagio psicofisico degli ospiti della struttura viste con gli occhi dei senatori. Il reportage parte proprio dalla prima scena osservata il primo giorno di ispezione: un detenuto autolesionista che veniva “calmato” dagli agenti in tenuta antisommosse.

cpr di via corelli

Nel lavoro dei due senatori sono raccolte numerose testimonianze che parlano poi di pestaggi e vere e proprie soppressioni dei diritti umani, Nel Cpr di via Corelli in pratica impera l’arbitrio permesso anche da una legislazione lacunosa sulla funzione di tali centri.

Oltre alle condizioni inumane in cui sono trattenuti i detenuti, il dossier evidenzia quanto sia inutile e costosa la struttura: infatti non riesce a perseguire lo scopo per cui è nata. Qui le persone in attesa di rimpatrio dovrebbero essere ospitate per un breve periodo prima dell’estradizione, ma in realtà vi rimangono per mesi se non anni, diventando un costo sociale per tutti quanti.

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