ospedali di milano
ospedali di milano

Sta per essere aggiornata in modo massiccio la geografia degli ospedali di Milano. La novità riguarda l’area ovest di Milano che va da San Siro a via Tibaldi comprendendo i Municipi 7, 6 e parte del 5 per un’utenza di almeno 400mila persone cui si deve aggiungere quella dei comuni limitrofi che la porta a 700-800mila. Tanto per capirci una città poco meno grande di Torino.

Il progetto è di chiudere gli ospedali San Paolo e San Carlo Borromeo per lasciare spazio ad una nuova struttura situata più a sud, a Ronchetto sul Naviglio dove si utilizzerebbe una ex cava sottratta alla mafia.

Il perché dell’operazione, che dal punto di vista amministrativo deve ancora partire, risiede nella vetustà dei due ospedali: nonostante l’età relativamente giovane San Carlo e San Paolo non si trovano in buone condizioni di salute, con gli anni hanno collezionato qualche acciacco e avrebbero bisogno di una robusta cura ricostituente talmente costosa da avere spinto la Regione a pensare ad un nuovo ospedale.

Una scelta che sta provocando non pochi mal di pancia agli amministratori locali, preoccupati per la chiusura di importanti servizi territoriali. Per Marco Bestetti, presidente del Municipio 7 cui non fa velo la comune appartenenza a Forza Italia con l’assessore Gallera sponsor di questa operazione, esiste il problema di «mantenere al San Carlo un presidio sanitario, con il pronto soccorso, che serve ad un utenza che non riguarda solo il mio municipio. Non sono contro il nuovo ospedale, capisco che le nuove esigenze della medicina richiedono spazi adeguati ma in un settore delicato come questo non devono valere solo le ragioni di bilancio e di efficientamento della spesa pubblica ma anche la tutela dei servizi di prossimità».

Sulla stessa linea Santo Minniti, esponente del Pd, presidente del Municipio 6 dove si trova il San Paolo: «Abbiamo scritto un ordine del giorno, che voteremo nella prossima seduta, in cui chiediamo la permanenza del presidio sanitario nel territorio. Il San Paolo ha bisogno di quella manutenzione che non viene fatta da molto tempo ma crediamo che il 70 per cento dei servizi vada confermato: un conto è effettuare un trapianto un altro è garantire il pronto intervento e il day hospital, abbiamo l’impressione che nel progetto della Regione non sia presente questa esigenza».

Per quanto riguarda il personale ospedaliero, a livello di vertice l’opzione Ronchetto sul Naviglio sembra godere dei favori: c’è la possibilità di lavorare in strutture più moderne e efficienti, sicuramente più prestigiose di quelle che stanno per lasciare.

Oltre mille posti letto
I due “vecchi” ospedali ai raggi X
L’Ospedale San Paolo è stato inaugurato nel 1978, con la prima pietra che è stata posata nel 1964. L’ospedale è denominato anche “polo universitario” in quanto ospita al suo interno una delle sezioni distaccate della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università degli Studi di Milano e la sezione del corso di laurea in infermieristica e fisioterapia.

Si trova in via Di Rudinì 8, nel quartiere Barona, dispone di 635 posti letto di degenza, dal 2000 è organizzato in Dipartimenti di unità complementari e interdipendenti. Lo scorso novembre è stato inaugurato il nuovo reparto di degenza di Neuropsichiatria dell’Adolescenza che potrà accogliere minori con problemi neuropsichiatrici.

Anche la storia del San Carlo, situato in via Pio II, nel quartiere di San Siro, è recente. All’inaugurazione, il 14 ottobre 1967, si ritrovarono personalità del calibro del presidente del Consiglio Aldo Moro, del cardinale Giovanni Colombo, del presidente degli Istituti Ospitalieri di Milano Gaetano Lazzati, del prefetto Libero Mazza, del sindaco Pietro Bucalossi.

La nuova realizzazione nasceva come presidio dell’Ospedale Maggiore e venne costruita con un mutuo concesso dalla Cariplo di 6,13 miliardi di lire e grazie alla solida tradizione milanese della generosità cittadina. E’ l’Ospedale pubblico di riferimento dell’area ovest di Milano con circa 500 posti letto attivi, un poliambulatorio e una rete territoriale di strutture psichiatriche: effettua circa 20mila ricoveri l’anno, per metà su invio dal Pronto Soccorso, e circa 1 milione di prestazioni ambulatoriali all’anno.

All’interno del complesso si trova la chiesa di Santa Maria Annunciata, progettata da Gio Ponti e realizzata nel 1969: è direttamente collegata al complesso sanitario tramite una breve pensilina che termina nei pressi dell’ingresso posteriore dell’ospedale.

Nel 2015 la riforma sanitaria regionale ha visto l’accorpamento delle due ex aziende ospedaliere del San Carlo e del San Paolo in una unica Azienda sociosanitaria territoriale (Asst).

Da alcuni è stato considerato il primo passo per avviare il nuovo ospedale unico la cui sede è stata individuata nell’ex cava di Ronchetto sul Naviglio, confiscata alla mafia. Situata nel quartiere di San Cristoforo, la nuova struttura dovrebbe avere circa 750 posti letto. GS

I soldi ci sono, va convinto il Comune»
L’assessore regionale Gallera: «Il progetto è avveniristico»
Un nuovo centro di eccellenza della sanità nel sud città. E’ l’obiettivo su cui sta lavorando Giulio Gallera nonostante negli ultimi temi siano sorte nuove difficoltà: come spiega l’assessore regionale al Welfare a Mi-Tomorrow, il Comune ha fatto un passo indietro fermando l’operazione.

Partiamo dalla situazione del San Paolo e del San Carlo: sono così obsoleti?
«Sono ospedali fortemente datati come strutture. Secondo nostre valutazioni anche facendo investimenti non riusciremmo a garantire gli standard per un servizio alberghiero e un’innovazione tecnologica moderni».

Quindi bisogna investire su uno nuovo?
«Abbiamo pensato ad una struttura che sia la sintesi di entrambi dove sia possibile fare un discorso di qualità. Gli ospedali devono essere pensati a lungo termine, pensiamo ai professionisti che vi lavorano: o siamo in grado di offrigli il meglio, come abbiamo a fatto a Niguarda che è diventato un centro straordinario, oppure vanno via».

Cosa ne pensa il Comune?
«Abbiamo avuto interlocuzioni con il Comune in cui abbiamo individuato assieme l’area, a metà strada tra il San Paolo e il San Carlo. Avevo riscontrato un atteggiamento positivo da parte degli assessori Maran e Majorino, si era anche studiato il modo di fare arrivare la M4 poi i rapporti di sono interrotti. Per loro volontà».

Cosa è successo?
«Non lo so, il punto è che ci troviamo in un momento politico delicato, i rapporti tra Comune e Regione non sono idilliaci, c’è la conflittualità Sala-Fontana. Fatte queste considerazioni io credo che queste cose non possano bloccare il progetto».

Quindi l’iter amministrativo è ancora agli inizi?
«Sì, siamo all’inizio del percorso: dobbiamo fare l’Accordo di Programma che richiede sei mesi per esser definito».

Sui soldi, invece, la situazione è positiva.
«I soldi ci sono. Abbiamo ottenuto dal Governo 670 milioni di cui circa la metà, 330, li abbiamo destinati al nuovo ospedale. Altri 60 li abbiano presi da un fondo di 90 che avevamo riservati al San Paolo e al San Carlo cui resteranno comunque 30 milioni per realizzare interventi».

State pensando ad un ospedale di mega dimensioni?
«Ci stiamo ragionando, è certo che ci saranno meno posti letto rispetto ai due perché oggi la permanenza nelle strutture ospedaliere è sempre più ridotta».

L’area scelta è adeguata?
«Va bene, è su due porzioni di proprietà del Comune».

Come farà a servire un’utenza di 800mila persone?
«Guardi che a Milano ci sono tanti ospedali, uno può andare dove vuole».

I presidenti dei Municipi 6 e 7 sono preoccupati per la dismissione del San Palo e del San Carlo. Cosa risponde?
«Siamo disposti a lasciare i servizi legati al territorio, ciò che serve non sarà trasferito. Ci confronteremo con i Municipi, ma tenendo ben chiara una cosa: non facciamo tre ospedali ma uno grande dove svilupperemo innovazione, tecnologie e confort alberghiero. Stiamo parlando di un progetto avveniristico, un ospedale universitario, un centro di eccellenza».

Anche i sindacati sono preoccupati per la tutela dell’occupazione.
«Li ascolteremo, ma non c’è ragione per preoccuparsi, non ci saranno i problemi che stanno paventando».

E’ possibile fare un cronoprogramma?
«Prima di parlare di queste cose è necessario definire un punto molto importante».

Quale?
«Occorre decidere cosa si vuole fare dei due vecchi ospedali, non possiamo ripetere l’esperienza di Monza o di Gargagnate: anche qui è importante che il Comune ci dica cosa pensa di fare».

Quanto ci vorrà per costruire il nuovo ospedale?
«Sei anni, ovviamente dopo avere firmato l’Accordo di Programma».

Che nome gli darete?
«Prima pensiamo a costruirlo poi troveremo anche il nome».

LA NUOVA STRUTTURA IN PILLOLE

Situato a Ronchetto sul Naviglio

Sei anni per la costruzione

390 milioni di investimento

750 posti letto

Nome ancora da scegliere


www.mitomorrow.it

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