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Il Comune di Milano mette un punto all’esperienza ofo. Il bike sharing cinese, da mesi nell’occhio del ciclone per i difetti del servizio, saluterà definitivamente la città: Mi-Tomorrow fa il punto della situazione.

Lo scorso 22 marzo il Comune ha intimato all’operatore di rimuovere entro una decina di giorni tutte le biciclette di sua proprietà sparse per la città. Questo vuol dire che a partire da queste ore tutti i cittadini, almeno in teoria, non vedranno più le famose bici gialle. Ma è solo l’ultimo atto di una sorta di soap opera a puntate iniziata dopo l’avvio del servizio.

ofo aveva lanciato il suo servizio dopo l’estate del 2017, dopo aver partecipato al bando per il bike sharing a flusso libero (con possibilità di prendere la bicicletta nel punto in cui la si trova, lasciandola ovunque e non più in stazioni fisse), e con l’altra compagnia cinese Mobike si era imposta nel giro di poche settimane.

Ma, così come stabilito dal bando, il Comune di Milano ha iniziato dopo pochi mesi a pretendere i dovuti canoni di concessione e altri dati a cui ofo non ha mai ottemperato. Marginale invece, a dispetto delle attese, il fenomeno degli atti vandalici che hanno riguardato entrambe le compagnie.

Il Comune ha anche riscontrato svariate volte che le ofo erano attive e circolanti ma prive di alcuni elementi espressamente richiesti come il cestino, il freno posteriore, la luce posteriore, il cavalletto o il logo del Comune applicato sopra. Senza considerare la scelta, adottata negli scorsi mesi, di far pagare di più gli utenti che lasciavano i mezzi in periferia. Una scelta giudicata discriminatoria, in un documento, dallo stesso assessore alla Mobilità Granelli.

Un rapporto da tempo critico, dunque, esploso definitivamente nel mese di gennaio quando gli uffici di Palazzo Marino hanno richiesto senza successo il pagamento del canone di concessione del 2019. Due mesi più tardi ofo saluta definitivamente Milano, che le ha revocato le autorizzazioni alle forniture.

Qualora la compagnia non provvedesse entro questi giorni, sarà il Comune a fare le sue veci e a far pagare in seguito il conto alla società inadempiente. Perché un problema c’è, così come testimoniato da uno degli Angeli dei Navigli, Simone Lunghi, in un video: un video-denuncia diffuso sui social per sottolineare le difficoltà di restituire sellini, telai, manubri e intere biciclette ofo gettate in acqua. Chi le ritira? Altrimenti restano in giro, ormai inutilizzabili, in balia anche degli incivili.

Numerosi ex clienti o cittadini segnalano di aver telefonato alla Polizia Locale, la quale risponde di segnalare il ritrovamento a ofo e Amsa trattandosi ormai di rifiuti ingombranti (e per l’abbandono dei quali è prevista una multa da 300 euro). Ma ofo non risponde alle mail, la pagina Facebook non è aggiornata da settembre e Amsa non può intervenire perché le biciclette hanno un proprietario e perché può intervenire solo su segnalazione della PL: il regolamento dice così. Si vedrà.

Quel che è certo è che ofo è stato un servizio gestito male da subito. La compagnia ha consentito, in una prima settimana di lancio, a chiunque di noleggiare gratis la bicicletta senza la necessità di lasciare i documenti. In più bisogna considerare i lucchetti di scarsa qualità e l’inadeguatezza a gestire il fenomeno tout court (anche quello dell’inciviltà). Perché l’inciviltà esiste, come esistono anche aziende che non sanno muoversi nel loro campo.

Mobike resiste, e bene, a testimonianza che la domanda c’è e che l’offerta deve e dovrà essere all’altezza. A questo proposito il Comune riaprirà forse un bando con alcune modifiche dettate dall’esperienza. Tra i tanti temi da gestire, il riposizionamento delle biciclette dalla periferia al centro.


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