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18. 05. 2022 01:34

Tutti bamboccioni nel food? Berton: «Bisogna motivare e spiegare il mestiere»

Si continua parlare della carenza di cuochi e camerieri nei locali. Da Borghese a Briatore: «Ormai i giovani rifiutano il sacrificio»

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Si infiamma il dibattito in questi giorni sulla possibile presenza dei cosiddetti bamboccioni nel food. Nell’ultimo governo Prodi, stiamo parlando di 15-16 anni fa, l’allora ministro dell’Economia Tomaso Padoa-Schioppa lasciò il segno più per alcune affermazioni originali che non per le strategie economiche. In una di queste arrivò a bollare i giovani come “bamboccioni” in quanto, a suo dire, rifiutavano sacrifici e responsabilità propri dell’età adulta preferendo restare eterni ragazzi accuditi dai genitori.

Esistono i bamboccioni nel food?

Qualche anno dopo fu il ministro del Welfare Elsa Fornero a bollare i ragazzi come choosy, termine inglese traducibile con “schizzinosi”. La polemica con gli anni non si è afflosciata ma ha conosciuto nuovi sviluppi. L’ultimo, che ha trovato spazio sulla stampa, è per merito di Alessandro Borghese che ha preso lo spunto da una disavventura accaduta in un recente fine settimana: «Quattro defezioni tra i ragazzi della brigata, da gestire all’ultimo minuto, e nessuno disposto a sostituire. Così a cucinare siamo rimasti io e il mio braccio destro: 45 anni io, 47 lui».

Secondo il celebre chef non si tratta di un caso ma di un atteggiamento che caratterizza buona parte dei giovani: «Vuoi diventare Alessandro Borghese? – ha aggiunto -. Devi lavorare sodo. A me nessuno ha mai regalato nulla. Mi sono spaccato la schiena, io, per questo lavoro che è fatto di sacrifici e abnegazione. Ho saltato le feste di compleanno delle mie figlie, gli anniversari con mia moglie».

A dargli manforte ci ha pensato Flavio Briatore, non nuovo a sortite di questo tipo. Secondo il manager i giovani «preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici. E quando decidono di provarci, lo fanno con l’arroganza di chi si sente arrivato e la pretesa di ricevere compensi importanti. Da subito». Ma non è tutto, Briatore ha rincarato la dose affrontando il tema dell’apprendistato: «Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati».

Parole, soprattutto queste ultime, che hanno suscitato polemiche perché si prestano a legittimare chi vuole sfruttare le giovani leve. Il tema sollevato, in realtà, riguarda la capacità di fare sacrifici e di mostrare umiltà quando si apprende una professione. Ben venga allora la discussione anche quando è sopra le righe, resta solo un punto che andrebbe approfondito: di solito parlano ministri, imprenditori, opinionisti, sarebbe bene sentire cosa ne pensano i diretti interessati, ovvero coloro che si approcciano al mondo del lavoro.

Bamboccioni nel food, Lo chef Andrea Berton: «La conoscenza è una cosa importante»

bamboccioni nel foodCapisce e condivide il discorso ma ritiene che chi offre lavoro deve fare di più. E’ l’opinione dello chef Andrea Berton che sprona i suoi colleghi a rendere ancora più attraente “il mestiere più bello del mondo”.

Quali difficoltà incontra nell’assumere giovani?
«Sono soprattutto due: l’alto costo del lavoro e il reddito di cittadinanza che agisce come disincentivo».

Il reddito di cittadinanza dovrebbe aiutare a trovare un lavoro.
«Credo che sia impostato in modo sbagliato, dovrebbe essere riservato a chi ha davvero bisogno».

Come può reagire un ristoratore di fronte a questi ostacoli?
«Dobbiamo motivare i giovani, fargli capire che cosa significa davvero lavorare in un ristorante, quali soddisfazioni si possono ottenere».

Borghese sostiene che sono poco propensi al sacrificio.
«Può essere vero, ma io non affronterei il tema in questo modo: dobbiamo spiegare che stiamo svolgendo un bel lavoro e che niente è facile se si vogliono ottenere risultati, in modo particolare quando si sta iniziando».

Ciò significa anche fare apprendistato senza essere pagati?
«Il mio maestro diceva: quando impari devi pagare. Ciò non significa che non si deve essere retribuiti per il proprio lavoro ma che la conoscenza è una cosa importante».

E’ vero che i nuovi assunti chiedono garanzie sui giorni liberi?
«E’ sempre stato così, si contano i giorni liberi. Il punto è che questo mestiere richiede l’impegno il sabato e la domenica, è una cosa naturale: forse ci sono oggi ci sono distrazioni in più rispetto al passato, per questo motivo è importante dare le giuste motivazioni».

Le capita che qualche giovane abbandoni?
«Pochi, direi meno del 10%. Oggi c’è domanda del food, ci sono persone che arrivano da altri ambiti professionali che vogliono lavorare nei ristoranti».

Per esempio?
«Liberi professionisti, avvocati. Eppure non basta, l’offerta di lavoro resta insufficiente».

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