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11. 04. 2021 06:39

I tramezzini della discordia: «Non sono l’unico problema»

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Scuse dal sapore “didattico educativo” per la partecipata Milano Ristorazione pari a 65mila euro in buoni da spendere in libri o materiale scolastico. È la cifra per farsi perdonare di aver “offerto” (a 680 euro di retta annua) ai bambini delle scuole milanesi un tramezzino gelido e di pessima qualità in sostituzione del pranzo, in occasione delle due giornate di assemblea sindacale dello scorso 12 e 13 novembre.

E se venerdì le sigle sindacali si erano fatte ricevere a Palazzo Marino portando le ragioni di mamme e lavoratori, mostrando più foto dei tramezzini a sottolineare come la qualità Milano Ristorazione fosse messa in discussione da un pezzo, dall’altro lunedì scorso le commissioni congiunte Educazione e Partecipate hanno discusso il caso “tramezzino” che aveva indignato perfino Sala.

LE SCUSE • Di qui, la nota della SpA: «Ci scusiamo per aver recato disagio agli utenti, bambini, genitori, comunità scolastica nelle giornate del 12 e 13 novembre 2018. La volontà e la responsabilità di far fronte alla difficoltà delle famiglie e dei bambini, nel poco tempo a disposizione con il quale tamponare le giornate di assemblea, ci ha indotto a una soluzione, due tramezzini e un budino, che si è rilevata purtroppo non all’altezza». Quindi l’incontro a Palazzo Marino e lunedì la concretizzazione in commissione dove in audizione l’assessore all’Educazione Laura Galimberti e Fabrizio De Fabritiis, amministratore unico di Milano Ristorazione, hanno cercato di chiariarire quanto accaduto.

Sotto la lente d’ingrandimento l’assessore, per cui «si è trattato di un incidente, l’azienda ha pensato di alleviare i disagi delle famiglie, ma il risultato è stato l’esatto contrario. La qualità del tramezzino ad un primo esame era conforme, l’obiettivo del gradimento purtroppo non è stato centrato. La soluzione immaginata da Milano Ristorazione è stata la più semplice: un tramezzino al formaggio e pomodori. Alla fine da nostre verifiche lo spreco, cioè i tramezzini non mangiati, è stato del 20% su una fornitura di 65.000 tramezzini: non si deve giudicare un’intera giornata da qualche foto postata sui social e soprattutto non ci sono stati casi di bambini che si sono sentiti male».

IMPREPARATI • Ma la qualità era sotto gli occhi di tutti: «Lavoreremo perché bisognerà trovare un pasto d’emergenza che vada bene per tutti. Tante famiglie hanno chiesto il rimborso, ma questo non è possibile perché i pasti sono distribuiti in formula di abbonamento mensile. L’amministrazione comunale ha chiesto a Milano Ristorazione una sorta di risarcimento simbolico per il “danno d’immagine” e Miri ha deciso di donare 65mila euro in buoni libri o per acquisto materiali per le scuole milanesi.

Si tratta di una cifra pari a quanto ha speso Milano Ristorazione per i tramezzini, detratte le spese per il personale che ha trasportato i tramezzini alle scuole. In ogni caso – ha concluso Galimberti – Milano Ristorazione offre un servizio di qualità alle scuole milanesi e abbiamo fiducia nell’azienda». Chiaro, insomma, che queste scuse non siano nate proprio dal cuore. Eppure non finisce qui.

LA MAESTRA • Relativamente alla qualità del cibo, infatti, le educatrici e le insegnanti delle scuole si trovano a condividere giornalmente pasti di qualità sempre più scadente: carote raggrinzite, mele che sanno di muffa e, per non circoscrivere il tramezzino dentro un qui ed un ora preciso, basti ricordare il pane dello scorso anno quando venne ritirato dopo avervi trovato «particelle non rispondenti alla categoria farinaceo», ammette a Mi-Tomorrow una maestra che vuole restare nell’anonimato.

E ancora: quest’anno, per le due giornate del 12 e 13 novembre, non è stato previsto il menù per le diete sanitarie e religiose. «E sebbene ci sia un regolamento da rispettare senza casi straordinari – prosegue la docente – non è stata nemmeno predisposta una tovaglietta per questi bambini. Che i genitori, comunque, pagano». E a proposito dei budini: «Non sono stati previsti per le diete speciali, sebbene non siano vietati né dalle religioni né dai medici. Tranne quelli pervenuti con la muffa, a meno che non volevamo doparli di penicillina».

DALL’AZIENDA • Fabrizio De Fabritiis, amministratore unico di Milano Ristorazione, ha spiegato che «fino ad oggi avevamo previsto un pasto emergenza solo per nidi. Abbiamo ricevuto la comunicazione dell’assemblea sindacale il 31 ottobre e la soluzione dei tramezzini ci è parsa la più adeguata. Abbiamo distribuito poco più 70mila tramezzini investendo 65mila euro e abbiamo scelto un’azienda leader del mercato.

Qualche problema c’è stato, ad esempio nel mantenimento della temperatura di conservazione. È giusto riconoscere i propri errori, se ci son stati. E ora è anche giusto predisporre un menù d’emergenza da servire in occasioni come quelle accadute pochi giorni fa. Il tutto – ha concluso De Fabritiis – dovrà avvenire in accordo con commissioni mensa e sindacati. Ci lavoriamo il prima possibile». È davvero tutto?

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