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25. 06. 2021 03:14

Alla scoperta dello Ied Amaze Project: «Chiamateci artigiani digitali»

Alla scoperta di IED Amaze Project: un allestimento virtuale con i migliori progetti di moda e design. Giannella (Streamcolors): «Sfruttiamo la tecnologia per declinare la realtà in un mondo onirico»

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Che la tecnologia sia un trampolino di lancio per tuffarsi nel futuro. È questo il senso dell’affascinante mostra IED Amaze Project, creata attraverso la collaborazione tra l’Istituto Europeo di Design e lo studio milanese Streamcolors: un allestimento interamente virtuale e multi-piattaforma con i migliori progetti di tesi di moda, design, arti visive e comunicazione sviluppati nell’ultimo anno accademico.

La mostra esprime tutta la voglia di guardare avanti in un momento piuttosto probante per gli eventi live immaginando linguaggi alternativi per dare risalto ai professionisti di domani. Giacomo Giannella, co-fondatore di Streamcolors, ha raccontato a Mi-Tomorrow le finalità dell’interessante progetto.

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Giacomo Giannella

Come nasce IED Amaze Project?
«Noi di Streamcolors abbiamo una lunga esperienza nel mondo del gaming. Dalla collaborazione con lo IED è nata quest’idea di sfruttare la tecnologia per declinare la realtà in un mondo onirico tutto da esplorare».

In che senso?
«Nella pratica la mostra espone 34 tesi degli studenti attraverso un’ambientazione completamente digitale resa possibile attraverso l’esperienza della VR (realtà virtuale, ndr). Il visitatore, un po’ come se fosse in un videogame, si muoverà in questo mondo dell’incanto. Durante questo viaggio interagirà direttamente con gli elementi dei lavori presentati attraverso immagini, video e quant’altro».

Come si varcherà la porta di questo mondo digitale?
«Abbiamo diverse possibilità. La prima attraverso il visore Oculus. Il visitatore indosserà il caschetto con annesso il visore e sarà proiettato nello spazio digitale nel quale si muoverà fisicamente. Potrà seguire un percorso guidato oppure muoversi semplicemente seguendo le orme della sua curiosità».

E poi?
«La seconda chance è rappresentata dal cabinato anni ’70. È la classica postazione videogames che caratterizzava le sale giochi dell’epoca. Il visitatore esplorerà il mondo attraverso un cursore e dei tasti. Sullo schermo muoverà una palla che cambierà colore ogni volta che interagirà con gli elementi presenti. Infine l’ultima opzione è l’app Amaze raggiungibile attraverso un Qr code».

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Insomma con l’app si può portare la mostra anche a casa?
«Si esatto. Le 34 tesi si articolano in circa 3 ore di contenuti. Ogni visitatore nello spazio espositivo con il visore oppure con il cabinato fa un tour di circa venti minuti. Attraverso l’app potrà continuare ad esplorare il mondo ed i suoi contenuti anche all’esterno della mostra».

La tecnologia presentata nella mostra come potrà essere riutilizzata?
«Partiamo dal presupposto che la mostra in sé ha già una finalità futura. Infatti attraverso Amaze si crea un archivio digitale delle tesi degli studenti che potrà servire come banca dati e verrà arricchita di anno in anno con nuovi progetti».

E in altri campi?
«Amaze è una nuova forma di linguaggio tecnologico. Proviamo ad immaginare un artigiano che sfrutti la VR per studiare una ceramica o qualunque componente. Attraverso la tecnologia può ampliare le sue conoscenze e tornare nella realtà arricchito. È proprio questa l’innovazione di Amaze. In un certo senso ci sentiamo “artigiani digitali”».

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