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23. 04. 2024 03:59

A domani, il racconto di Niccolò Agliardi: «Ascoltate quanto Milano è stata cattiva con Giacomo»

Il cantautore e scrittore è autore del podcast su Sartori, il giovane informatico scomparso dopo il furto del suo zaino in un locale di Porta Venezia: «Vorrei che la città desse la possibilità di mostrare anche le nostre debolezze»

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C’è un po’ di Jung e della sua sincronicità alla base del podcast di Niccolò Agliardi, A domani – La scomparsa di Giacomo, di cui le prime due puntate saranno disponibili da oggi su tutte le piattaforme audio. È stata, infatti, la coincidenza del furto di uno zaino a far incrociare le strade del cantautore e scrittore milanese, che ha subito il furto il giorno di San Valentino 2022, e dell’informatico Giacomo Sartori. Un incontro metaforico perché Giacomo non c’è più: ha deciso di dire addio alla vita in un giorno di settembre di due anni fa proprio dopo che qualcuno gli aveva portato via lo zaino da un locale di Porta Venezia.

Niccolò Agliardi è autore del podcast su Sartori: «A domani – La scomparsa di Giacomo non è un crime è una storia che parla di aspettative, di performance, di salute mentale»

Che racconto è A domani – La scomparsa di Giacomo?
«Non è un crime come potrebbe sembrare. È una storia che parla di aspettative, di performance, di salute mentale. E parla anche di Milano che è il set del racconto, una città che fagocita».

Niccolò partiamo dal principio: perché il furto del tuo zaino ti ha connesso con Giacomo?
«Nello zaino, che hanno portato via dall’auto mentre ero in tintoria, c’era tutta la mia vita digitale: i miei due telefoni, l’Ipad e il pc. Mi sono sentito smarrito, senza protezione e appiglio. Ho avuto la sensazione di essere inesistente. È stato allora che mi è tornata in mente la vicenda di Giacomo, ho cercato di capire cosa c’era dietro la sua sparizione».

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Non è mai una cosa semplice parlare di suicidio…
«Infatti all’inizio la famiglia mi ha ringraziato dell’interesse, ma ha declinato. Non so, poi, se sono stato io a far loro cambiare idea o un dolore così grande aveva bisogno di essere raccontato. Dedicare tempo a conoscere Giacomo attraverso le voci degli altri mi ha insegnato tanto. Ho capito che mettersi in ascolto è un gesto generoso perché ognuno conserva storie a volte dolorosissime, altre appassionanti o tenerissime».

Perché hai voluto raccontare Giacomo in un podcast e non in una canzone o in un romanzo?
«La forma canzone sarebbe stata troppo limitativa e volevo partire dalle voci. Il podcast è la fine di un processo di grande scrittura, dà la possibilità di rimaneggiare quello che hai in mente, consente pulizia degli errori e la socialità perché si fa insieme agli altri. Con me hanno lavorato Tommaso e Giacomo Ruggeri, regista il primo e chitarrista autore della colonna sonora il secondo, tutto il mio team e Vois che l’ha prodotto».

Milano è un’ombra che aleggia sulla storia.
«Milano è centrale perché ci arrivano tutti quelli che vogliono sapere cosa è successo a Giacomo. Milano è una città che esaspera tutto, trasforma la solitudine in dramma e le pezze in moda. Chiede tantissimo e ti dà tanto solo se sei invitato al banchetto giusto, sennò ti fa soffrire. Io che ci sono nato e ci vivo da cinque decenni l’ho vista cambiare, migliorare e trasformarsi in una delle città più cool in Europa, ma anche diventare egoista, impietosa, cara, e in alcuni momenti cattiva».

È così anche la gente che ci vive?
«Milano assomiglia alla gente che ci vive. Vuole apparire perfetta, meravigliosa, funzionale e performante, ma rende schiavi facendoci mostrare soltanto il nostro lato migliore, quello scintillante e non sempre autentico. Vorrei che ci desse la possibilità di mostrare anche le nostre debolezze e di essere sostegno delle nostre anime perturbate perché sa essere anche dolcissima».

Quando la “Milan col coeur in man” ha perso la sua identità?
«Non so di preciso. Ricordo quando tra il 2014 e il 2015 è diventata verde e abbracciante. Oggi è diventata una città da saccheggiare e che saccheggia molto, ma confido nella sua capacità di resistenza. Mi dispiace che Giacomo abbia vissuto una Milano così cattiva senza gli anticorpi per affrontarla. Anche se Milano è una città europea, di sinistra, democratica e attrattiva, dopo l’ora dell’aperitivo chiede il conto e l’ha chiesto anche a Giacomo».

Chi deve ascoltare questo podcast?
«Le persone prigioniere del proprio io che, di fatto, sono vittime del loro disagio. E chi ha bisogno di coraggio per chiedere aiuto per affrontare il proprio disagio».

A Milano costa anche chiedere aiuto…
«È vero che solo pochissime risorse vengono impegnate sul tema, ma esistono tante associazioni di primo soccorso. Certo poi continuare a farsi aiutare non è economicamente sostenibile».

In definitiva ha ragione chi scappa via.
Così come crea solitudine, Milano viene ripagata con la stessa moneta. Ma basterebbe poco per far cambiare tutto. Abbiamo una buona amministrazione, un sindaco molto umano, ma la città vive troppo in fretta. Ma credo ci sia ancora speranza: servirebbe però maggiore umiltà e una rivoluzione della gentilezza».

 

LA STORIA

Giacomo Sartori, informatico 29enne originario di Mel nel Bellunese che vive e lavora a Milano, fa perdere le sue tracce nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2021 dopo il furto del suo zaino (il secondo nel giro di pochi mesi) in un locale di Porta Venezia. Il suo corpo senza vita fu ritrovato il 24 settembre nelle campagne di Casorate Primo dove aveva lasciato la sua auto prima di impiccarsi. Conduce le indagini la squadra Omicidi del Nucleo investigativo di Milano. Dopo 8 mesi viene chiesta l’archiviazione del caso come suicidio. L’unica cosa ignota è cosa abbia spinto Giacomo. Di questo si occupa il podcast di Niccolò Agliardi, A domani – La scomparsa di Giacomo.

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