Destinati all’estinzione è il titolo dello spettacolo che lo sta portando in giro per l’Italia. Ma, di sicuro, per Angelo Pintus non si estinguerà mai il tifo per il Milan. Triestino d’origine, rossonero di sangue, la sua passione è cresciuta anno dopo anno. La prima folgorazione arrivò grazie al trio olandese Gullit-Rijkaard-Van Basten. Da lì fu inevitabile tifare Milan. Nei prossimi giorni sarà in giro tra Veneto, Trentino e Friuli. Ma il cuore stasera sarà a San Siro per sostenere la banda di Gattuso.

Derby “bloccato” o derby “divertente”?
«Onestamente non penso a nulla prima di una gara del genere. Tanto so già che vincerà l’Inter».

Scaramanzia a parte…
«No, loro sono più forti. E’ giusto che lo pensino e diciamolo così si gasano».

Lasciamo stare i pronostici: com’è questo Milan di Elliott?
«Per come si è sistemata la società, credo che in campo non si possa fare meglio. Sono soddisfatto del percorso intrapreso. Poi magari, appena arriverà un’offerta giusta, venderanno il club, ma ora va bene così».

Quale caratteristica apprezzi di questa gestione?
«La valorizzazione dei giovani. Mi auguro davvero che si possa fare un bel lavoro in quella direzione».

Pensi a Cutrone?
«Non solo a lui, ma anche a Donnarumma e Calabria, che potrebbe diventare uno dei terzini più forti in circolazione».

Sei del partito Cutrone-Higuain titolari?
«Non mi sembrano due attaccanti proprio uguali, anzi… Devo dire che Cutrone è il mio Pippo Inzaghi: basta che tocchi la palla ed entra. Però si può provare a vederli insieme dal primo minuto, male che vada perdiamo!».

Intanto è tornato Maldini, te l’aspettavi?
«Vederlo di nuovo al Milan è una figata! Lui è un idolo indiscusso, non c’è altro da aggiungere».

Però ora c’è di nuovo anche Leonardo, che allenò pure l’Inter…

«Quando vai ad allenare, sei andato ad allenare l’Inter. Bisogna ricordarselo, è importante. Anche qui non vorrei mettere altra carne sul fuoco…».

Parliamo di Higuain: sarà l’uomo derby?
«Non lo so, chiaramente me lo auguro. Quando hai uno come lui davanti, hai una certezza».

Il top player che mancava…
«Sono anni che lo prendono in giro su quanto mangia, sulla stazza, sulla dieta. Gli rompono le scatole e lui comunque la butta sempre dentro con ogni maglia. Allora penso: se dimagrisse cosa potrebbe fare? La verità è che il Pipita è veramente forte, personalmente lo ammiro fin dai tempi del Real Madrid».

Chi toglieresti all’Inter?
«Glieli lascio tutti, ma proprio tutti».

Sicuro?
«Dire che Icardi non sia forte è dire una roba fuori dal mondo. Lui è un campione».

Quindi te lo prenderesti volentieri?
«Non nomino lui per farlo giocare con noi, quanto per non farlo giocare con loro».

Come ti sembra il Gattuso allenatore?
«La grinta non gli manca. È la dimostrazione che col sacrificio si possono ottenere grandissimi risultati. Un conto è nascere Messi, un conto è essere Gattuso. Lui è nato così, non mollava mai in campo e non vuole mollare mai dalla panchina».

Stasera ce ne vorrebbero undici come lui in campo?
«Quando Gattuso giocava nel Milan, ma anche in Nazionale, era un elemento indispensabile. Basterebbe che riuscisse sempre trasferire la sua incazzatura ai giocatori. Saremmo a cavallo».

Hai fatto pensierini sullo scudetto?
«Non ne parliamo, stiamo tranquilli».

C’è una Juve troppo forte da battere?

«Non parlo mai di chi non conosco».

Citavo la Juventus capolista…

«Otto partite vinte su otto, ventiquattro punti su ventiquattro in palio. I numeri parlano da soli, senza commenti ulteriori».

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L’ANEDDOTO

IL 25 MAGGIO 2005

Maldini e due volte Crespo. Il Milan, nella finale di Champions League 2005 contro il Liverpool all’Ataturk di Istanbul, va negli spogliatoi sul 3-0. In tanti già pensano di avere la coppa in tasca. Tra quei tifosi “convinti”, delusi alla fine dalla vittoria degli inglesi ai rigori, c’era anche Angelo Pintus: «Abitavo a Roma e nell’intervallo chiamai tutti i miei amici romanisti – racconta –. Ebbi il coraggio di riaccendere il telefono solo dopo qualche giorno dopo… piangeva anche il cellulare. Ogni tanto ripenso alla telecronaca di José Altafini, che si chiedeva: “Amici, cosa può accadere?”. Accadde il dramma».